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lunedì 29 luglio 2013

Che mi sono scoperta complottista più di un grillino

Ieri in Feltrinelli ho comprato un libro di cucina.
Ho già detto di non amare le pubblicazioni italiane ma ho voluto correre il rischio.
L'autore, Hugh Fearnley-Whittingstall, conduce il programma River Cottage alla TV inglese e ha pubblicato vari volumi sulla carne e sul pesce, io ho acquistato quello sulle verdure.

Ho grandi aspettative sui contenuti ma odio già il titolo italiano.

Vegetariano gourmand


Titolo originale: River Cottage Veg everyday!

Bene, entro in modalità complottista.
Se io chiamo un libro Tutti i giorni veg, succede che quel libro sia una dichiarazione di intenti; il più banale quello di dimostrare, con duecento ricette a supporto, che si potrebbe mangiare vegetariano ogni giorno.

Se io chiamo lo stesso libro Vegetariano gourmand significa che non bastano duecento ricette a supporto per dimostrare che mangiare erba sia gradevole; bensì tocca proprio dirlo nel titolo che lui, lo chef, trae grande piacere dalle sue ricette vegetariane.

Insomma: Tutti i giorni veg è minaccioso e subito fa rizzare il pelo sulla schiena a chi odia i vegetariani. Vegetariano gourmand è la storia rassicurante, per ricette, di uno che parla per sé.

L'introduzione, invece, chiarisce la volontà del libro di essere un prodotto per tutti e lo fa con una captatio benevolentiae rivolta a chiunque, ché se scrivi un libro di cucina vegetariana dopo svariati di cucina onnivora, gli hater pioveranno da ogni direzione e credo.

Fine della modalità complottista.

Bilanciamo col notizione: apprendo da Dissapore che Bonci, Gabriele, dà una svolta vegetariana a Pizzarium.
Dubito sia una cosa permanente ma pare che dopo il luglio vegetariano, tocchi all'agosto vegano e poi chissà che ciò non influenzi il resto del calendario dell'Olimpo della pizza romana.

Accadrà che vegani fanatici e poco ragionevoli strumentalizzeranno la notizia, facendo di Boncione un proprio baluardo e questo rovinerà la bellezza della novità di Pizzarium.

Quale bellezza?
Quella di un semidio come Bonci (fa una pizza talmente buona che le apparizioni dalla Clerici gliele perdoniamo) che mette a disposizione i propri doni olimpici per creare capolavori che non facciano rimpiangere la carne.
Si può fare.
In maniera pacifica e in perfetta convivenza con l'universo onnivoro.
Si può fare.

Trovo la svolta bonciana avvicinabile ad alcune parole dell'introduzione del libro di Hugh Fiorifruttaecittà.

«I vegetariani non sono particolarmente considerati dal mercato dei libri di cucina: in effetti, l'obiettivo della letteratura sembra essere quello di sostituire la carne, mente per porre l'accento sulle verdure dovrebbe essere sufficiente ignorare la carne.
Solo in questo modo potremo apprezzare la straordinaria varietà di verdure di stagione, preparandole in modi nuovi e interessanti. Per quanto riconosca il valore alimentare e il potenziale culinario di legumi e cereali, ho poco tempo da dedicare a creare salsicce vegetariane e costolette di noci...»

Torno al blog sempre più convinta che l'unica necessità sia cucinare del cibo dignitoso, facciamo pure buono e buonissimo, che sia a base di carne e pesce o di verdure.
Io mi intendo solo di cibo, per così dire, vegetariano e mi piace l'idea di farne conoscere la varietà e le possibilità.
E però in queste possibilità bisogna credere e non aver paura di chiamare un libro Tutti i giorni veg... altrimenti tanto valeva chiamarlo Il miglio verde, no?

Vabbè ma la volete una ricetta?

Ricetta adatta al post, ricetta ponte per dialogare felicemente con gli onnivori e mangiare tanto.
C'è del seitan, io ve lo dico.
E vi dico anche che per me il seitan non è carne o un suo sostituto (sono viziata, mica vegetariana: se volessi la carne mangerei la carne), il seitan è una spugnetta dell'Avon ben presentata... quando ben presentata, appunto.

Ce l'avete voi il Cannonau? Si dialoga sempre col Cannonau.

Seitan brasato al Cannonau.

Il seitan è gommoso, ma c'è rimedio.
Il Cannonau distende gli animi e distende il seitan.

300gr seitan (qui la ricetta, altrimenti quella è la porta: andare al supermercato)
una cipolla
due pomodori secchi
olio e.v.o.
zucchero
una bottiglia di Cannonau
molte foglie d'alloro

Tritate la cipolla e i pomodori secchi e soffriggeteli in olio sufficiente a velare il fondo di un tegame molto largo.
Aggiungete l'alloro e rosolateci per qualche minuto il seitan tagliato a straccetti avendo cura che non si attacchi.

Versate il vino. Lasciate cuocere a fuoco basso finché il vino non si sarà ristretto risultando cremoso, roba di un'ora, siete avvisati.

Non appena il vino inizierà ad addensarsi, aggiungete un cucchiaio di zucchero per smorzarne l'acidità

e trovatevi qualcosa da fare in attesa che finisca la cottura.

Facile, luuuuungo ma facile.

giovedì 20 ottobre 2011

Di libri e di muffin seduti


Non so quale sia il vostro approccio ai testi culinari; io li leggo, come romanzi, dalla prima all'ultima pagina.
Ed è per questo che quasi sempre rimango delusa: sono, quasi sempre, scritti malissimo, incompleti e poco curati.

Fatte salve le bibbie della massaia "Il talismano della felicità" e "La cucina italiana" che rispecchiano la propria età e una precisione tutt'altro che trascurabile; recentemente mi sono capitati, nell'ordine:

- un libro di pasticceria con la stessa pagina, doppia, inserita in due capitoli diversi;
- un libro sulla cucina a microonde in cui si dimenticava, nella ricetta del puré, di menzionare la fase della cottura delle patate, completamente;
- un libro di cucina vegana in cui nella lista di ingredienti di una ricetta era indicato un UOVO, il quale, ovviamente, non figurava poi nella preparazione.

Questa scarsa cura, che poi rischia di riflettersi sulle preparazioni, è abbastanza fastidiosa, specie considerando che i volumi di cucina, vista la quantità di immagini, sono tra i più cari.

Sono invece curatissimi i volumi stranieri.

Certo, bisogna superare ostacoli come la scarsa reperibilità, spesso la sola edizione in lingua originale e il prezzo impegnativo... eppure vale davvero la pena averne almeno uno e rischiare la franchigia sul chilo in più nel bagaglio a mano, dato che in genere c'è da leggere per giorni!

Amo molto i libri di Nigella Lawson perché piacevolissimi da leggere e perché tutte le ricette che ho provato hanno una resa eccezionale, tanto da darmi sempre il coraggio di affrontare le odiate uova e i risultati son sempre stati delle ottime sorprese.

Quella di oggi è una ricetta che viene dal sito di Nigella; non è sua, ma ha la stessa resa di cui parlavo prima.

Di più è facilissima e a prova di frigo vuoto. (No, non ci vado a far la spesa! Ormai è una questione di principio! A costo di condire gli spaghetti con le Macine della colazione sbriciolate... voglio finire TUTTO!).

Yummy Cheese Muffin
che poi sono i muffin più facili del mondo
che poi non hanno nemmeno le uova

100gr farina
100gr formaggio forte (io avevo solo il parmigiano)
125gr latte
un cucchiaino da caffè raso di lievito per torte salate
sale
pepe
noce moscata


Accendete il forno a 180°

Impastate tutto

Versate negli stampini da muffin imburrati e infarinati

Cuocete per 20-25 minuti.

Assaggiateli freddi!

Tricks

- Per fare i muffin non uso i pirottini perché mi scoccia che spesso vi si incolli parte della preparazione; casomai li aggiungo dopo, appena levo i muffin dallo stampo.

- Il tempo di cottura è relativo, dentro rimangono umidi quindi probabilmente ci vorrà qualche minuto in più perché non sembrino crudi, cosa che sembreranno in ogni caso se li assaggiate subito, quindi evitate.

- Non aprite mai il forno prima dei venti minuti abbondanti: io l'ho fatto ed è per questo che i muffin si son seduti... poco prima sembravano dei bei panettoncini :/

domenica 16 ottobre 2011

Time bombs

Oggi si frigge
e se devi friggere, friggi la qualunque: dalla cosa più neutra a quella più saporita, il fegato, del resto, è un organo sopravvalutato.

Facciamo che per ora friggiamo i bomboloni.

E, confesso, la ricetta è della Moroni.

Mi duole confessare perché io non la sopporto... e mica per la voce, per come cucina!

La ricetta, per la verità, viene dal volume "Oggi cucini tu" e quindi vai a sapere se sia veramente passata per le mani della Moroni: visto l'ottimo risultato, credo proprio di no.

In ogni caso, scelsi di provare questa ricetta perché non prevedeva uova, anzi NON HA BISOGNO DI UOVA, questa è una ricetta che non deve chiedere mai! E io la amo di amore vero (quindi, eventualmente, grazie AnnaMoroni, ma anche no).


Dosi per una ventina di bombe ciccione

125gr latte
125gr acqua
500gr farina
80 gr zucchero
80 gr burro morbido
1 limone, la buccia
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito di birra secco

Per dirla proprio tutta, la ricetta è leggermente diversa: metà della farina dovrebbe essere di manitoba e il lievito dovrebbe essere fresco.
Ma chi ha sempre la manitoba a portata di mano? E, soprattutto, chi può garantire che il lievito fresco sia stato conservato alla temperatura giusta per tutta la filiera fino al vostro frigo?
E poi, io li faccio così e vengono alla grande.

Impastate gli ingredienti solidi (farina, zucchero e lievito) con quelli liquidi (acqua e latte), unite poi il burro a pezzi e la scorza grattata del limone.

Impastate... ma non scherziamo! Io butto tutto nel robot (prima liquidi poi solidi) e fa tutto lui!

Una volta impastato, coprite e fate lievitare per circa due ore, in Sardegna un'ora e mezza, scarsa.

Stendete l'impasto a 1cm e ritagliate i dischi col coppapasta (direi diametro 8cm).

Fateli lievitare per un'altra ora, in Sardegna no.

Friggeteli in olio caldo (non ho idea della temperatura ma fate le prove con una pallina di impasto, se si gonfia e si colora pian piano è pronto) circa un minuto per lato e non li girate mai prima: versate nell'olio, aspettate che si gonfino, poi girate, aspettate che si gonfino ancora, scolate (la riga più chiara tra le due metà del bombolone sarà la conferma che avrete fatto un buon lavoro).

Scolate e zuccherate e, se proprio volete farvi male, riempiteli di crema pasticcera (io voglio sempre farmi male).


Tricks

- Prestate moltissima attenzione a non mettere nell'impasto più zucchero di quanto indicato: troppo zucchero in impasti che sfruttano il lievito di birra significa trasformarli in crema, irrecuperabile, e non mi è successo una volta sola.

- Secondo alcuni, immergere una pallina di impasto appena preparato in un bicchiere d'acqua sarebbe un buon metodo per sapere quando questo è lievitato: la pallina riemerge quando la lievitazione è compiuta. Probabilmente risponde a verità, ma io vado a occhio.

- La temperatura dell'ambiente, si sa, fa molto, quindi spesso l'impasto lievita in pochissimo tempo. Non solo, ma la seconda lievitazione, quella dei dischi tagliati, rischia di essere di troppo.
Mia nonna mi ha insegnato, risolvendomi non pochi problemi, a friggere le cose ancora un po' indietro nella lievitazione, perché altrimenti l'ultimo pezzo sarà andato ormai oltre, diventerà una spugna e si berrà tutto l'olio.
Se friggete il primo bombolone quando saranno tutti perfettamente lievitati, già il secondo, vista la temperatura della cucina, lieviterà troppo e si berrà tanto olio.

- I ritagli di impasto che restano dopo averlo coppato, andrebbero rimpastati e ritagliati fino a esaurimento: io ritengo che tutta quella manipolazione della pasta non garantisca poi il risultato finale, così ritaglio altri bomboloni, ma li buco e li friggo come ciambelle.

- Se, dopo aver fritto il primo, vi accorgete che l'impasto ha lievitato troppo, il mio consiglio è di non continuare a friggere, ma di rimpastare tutto realizzando delle brioche da spennellare col latte e cuocere in forno, vengono benissimo e son deliziose (potete anche fare solo brioche, tra l'altro).


Come si vede, ho farcito i bomboloni con la crema pasticcera, ma, state pur certi, non c'è uovo al suo interno.
Burro, farina, latte, zucchero a velo, scorza di limone: sostanzialmente una besciamella dolce... ma basta non pensarci e fortunatamente è buonissima!

Sulle ciambelle ho cercato l'effetto Homer con una glassa di acqua e zucchero a velo colorati con l'Alchermes (non è vero, è colorante alimentare, ma sarebbe meglio l'Alchermes) e codette di zucchero.