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martedì 7 gennaio 2014

Poco lavoro: nemmeno basta a bruciare le calorie di un biscotto.

La mia primissima ricetta di biscotti senza uova è stata quella dei baci di dama.
Sono a prova di scimmia e per questo non ho mai pensato di postarli e neppure di rifarli negli ultimi anni.
Durante queste feste mi son stati offerti ed erano talmente buoni che avrei mangiato anche la mano di chi me li porgeva.
La frustrazione di quando devi essere educato e non puoi mangiarti tutto... che mondo avaro il nostro!
Ma io li so fare i baci di dama!
E allora ciao, ne ho fatti per nutrire eserciti... e li ho mangiati tutti io.
Sono biscotti piccoli e grassottelli che vanno in giro in coppia e la loro reciproca fedeltà è garantita, diciamo pure cementata, da una goccia di cioccolato fuso.
Sono un dolce facile facile e veloce pure e se li regalate fate anche bella figura.


100gr di farina di mandorle
100gr di zucchero
140gr di farina
20gr di cacao amaro
100gr di burro
vaniglia
sale

Lanciate serenamente tutti gli ingredienti nel robot e impastate tutto facendolo lavorare a scatti e per poco tempo.

Raccogliete i bricioloni che si saranno formati e ricavatene tante palline piccine picciò che schiaccerete appena alla base quando le disporrete ben distanziate su una teglia rivestita di carta forno.

Cuocete i dolcetti a 170° per 10/15 minuti poi fateli raffreddare.

Il meglio verrà al momento di accoppiare i biscotti.
Sciogliete 30 grammi di cioccolato fondente con due cucchiai di latte e 30 grammi di cioccolato bianco con un cucchiaio di latte e due di liquore all'amaretto.
Usate le due creme ottenute per unire due biscotti per volta e leccate la crema avanzata mentre aspettate che quella tra i biscotti tiri un po' e li tenga uniti.

Buoni chili di troppo a tutti.


mercoledì 13 novembre 2013

... e la Madeleine

Perché se credete che io non abbia letto Proust avete ragione.

La Recherche sta lì, sul mio comodino, in un'edizione straeconomica dalle pagine di carta velina alta abbastanza da impedirmi di vedere la radiosveglia.
Con Proust non vedo l'ora.

Ma alla Madeleine ci sono arrivata ché, per fortuna, sta nel primo libro, Dalla parte di Swann, alla pagina 37 della mia edizione scrausa.

Non sto a copiarvi il passaggio ché è mezza pagina trasparente e lo trovate ovunque e non sto nemmeno a darvi la ricetta delle Madeleine perché pure quella la trovate in ogni dove.
Ma avrete la ricetta di, e cito, "uno di quei dolci corti e paffuti [...] che sembrano modellati nella valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo".

Che vuol dire che ho preso la ricetta delle Madeleine di Pierre Hermé, ci ho tolto le uova e ho fatto un altro dolce buono assai con la stessa forma.

Quindi vi serve la teglia adatta, possibilmente in silicone.
Ovviamente potete usare anche uno stampo da muffin velando il fondo di ogni vaschetta ma la forma delle Madeleine, quella delle conchiglie di San Giacomo, che poi son le capesante, fa davvero una gran figura.

E ci fate i regali di Natale. Anzi, adesso vi metto un'etichetta per i dolcetti belli da regalare.

Per i miei dolcetti di Saint Jacques

100 gr di farina
100 gr di burro fuso
110 gr di zucchero a velo
100 gr d'acqua
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
vaniglia, scorza di limone e una punta d'aroma di mandorla amara

Mischiate burro fuso e acqua (non che la soluzione sia possibile, ma metteteli comunque insieme) e aggiungete lo zucchero, la vaniglia, la scorza di limone e l'aroma di mandorla.
Unite la farina e il lievito mescolando con un frullatore alla massima potenza per qualche minuto.

Fate riposare l'impasto in frigorifero per una notte.

A tempo debito, scaldate il forno a 220° porzionate l'impasto nello stampo (un cucchiaino raso nelle formine piccole e un mezzo cucchiaio abbondante in quelle medie) e infornate i dolcetti, abbassando la temperatura a 180° dopo pochi minuti.

Cuocete fino a doratura del biscotto.
Levate dal forno e lasciate raffreddare e solidificare in teglia per poi staccare agilmente i dolcetti che farete riposare su una gratella per una mezzora.

Proust le ha consumate una volta col tè e ha preso a farsi domande su domande concludendo che "il ricercatore è al tempo stesso il paese oscuro dove deve cercare e dove tutto il suo bagaglio non gli servirà a nulla..." quindi, secondo me, è meglio gustarle col caffè.

Tricks
- Esistono almeno due formati per le Madeleine: piccolo e medio. La cottura di quelle piccole è molto rapida e risulteranno inevitabilmente più asciutte e croccanti. Con quelle medie si può salvaguardare una certa morbidezza all'interno del dolcetto.
Io apprezzo entrambe le consistenze quindi valutatelo nel momento in cui acquisterete la teglia.

martedì 5 novembre 2013

Anarchy in the UK

Avrei potuto trovare un titolo più banale?
No.

Ho fatto gli shortbread e il fudge che sono cose molto inglesi ma li ho fatti a modo mio ché a modo loro non mi son venuti!

Gli shortbread sono biscotti al burro, molto burro, mooooltissimo burro.
Il fudge si può tradurre in italiano con "coma glicemico": voi lo mangiate e poi vi tagliano i piedi.

L'anarchia, da divano, è quella per cui gli shortbread dovrebbero rimanere quasi bianchi ma a me facevano tristezza; dovrebbero avere poco zucchero ma a me facevano tristezza.

Il fudge è anarchico ma non per scelta mia. L'ha fatto Lorraine Pascale e io l'ho copiato con leggere modifiche.

L'ha fatto coi marshmallow, il che comunque non ci spaventa ché certo vi ricorderete l'imbattibile mousse di Nigella.
Qui la ricetta

Per il fudge avrete bisogno delle cose più grasse della vostra dispensa.

20 gr di burro
75 gr di zucchero
50 gr di latte condensato
60 gr di marshmallow
80 gr di cioccolato al latte

Fate caramellare lo zucchero a fuoco molto basso, quando sarà fluido e liscio iniziate a mescolare con un cucchiaio e, sempre mescolando, unite il burro, il latte condensato e le caramelle sminuzzate.
Quando le caramelle saranno sciolte, unite il cioccolato a pezzetti.
Dovrete mescolare rapidamente per rendere il composto omogeneo.
Spegnete il fuoco e versate il tutto in un contenitore rettangolare 10x15 rivestito di carta forno.
Coprite con altra carta forno e, col dorso di un cucchiaio, livellate il composto che si andrà solidificando.
Aspettate che si raffreddi poi tagliate a zollette la mattonella ottenuta.

Le dosi son volutamente ridottissime perché è oggettivamente una bomba e non vale la pena abusarne.
Si tratta di qualcosa che si può confezionare in piccole scatole di latta e regalare oppure offrire col caffè... di più vi cadono i denti.

Ma di più si può sempre fare.
E allora tanto vale accompagnare il fudge con gli shortbread.

200 gr di farina
100 gr di zucchero
120 gr di burro freddo a pezzetti
scorza di limone

Tenete da parte circa 30 grammi di zucchero e impastate il resto con la farina, il burro e la scorza di limone grattata.
L'ideale sarebbe lavorare il tutto con le mani e velocemente.
Il principio è quello della pasta frolla: se voi lavorate troppo il composto diventa duro ed elastico e siccome non stiamo facendo la pizza, non ha senso.
Inizialmente nulla sembrerà legarsi ma con un po' di pazienza avrete la vostra palla di impasto compatta.
Ecco: a quel punto STOP.
Fate riposare l'impasto per un quarto d'ora in frigorifero poi stendetelo abbastanza spesso e ritagliate i biscotti.
Non è un impasto che tende a deformarsi quindi è il momento di utilizzare gli orrendi stampini a forma di aeroplano se li avete... io li ho, ma ho anche il senso della decenza.
Bucherellate la superficie dei dolci che fa tanto biscotto vero e infornateli a 180° fino a doratura.
Non appena escono dal forno, pucciateli nello zucchero rimasto e fateli raffreddare sulla gratella.

Dovrebbero essere bianchi ma bianchi sono tristi e sembrano crudi.
Bianchi ve li comprate al Duty free insieme al Toblerone.

mercoledì 30 ottobre 2013

martedì 24 settembre 2013

L'invidia del pane

... quando ogni portata vorrebbe averlo.
Più o meno.

Qualche piatto ce l'ha.
Zuppa di cipolle al vino bianco e pudding al limone.

La zuppa è la mia semplificazione di una ricetta di Jamie Oliver; il pudding è frutto della fusione di ricette trovate in rete con una di Nigella Lawson, as usual.
Sconsiglio vivamente di consumarli durante lo stesso pasto, durante lo stesso mese anche.

Leggeri no.
Buoni tanto.


La zuppa di cipolle prevede una cipolla bianca, una grossa fetta di pane, mezzo bicchiere di vino bianco, una noce di burro, uno spicchio d'aglio, tre foglie di salvia e 200 ml di brodo vegetale a persona.
Serve poi un formaggio tipo Groviera, ma non vi do le mie dosi reali per mantenere ancora un po' di dignità. Diciamo a discrezione.

Grattugiate l'aglio.
Esiste un attrezzo apposito e probabilmente lo avete tutti. Probabile anche che non lo abbiate mai notato.
Io ho questo
Via qui

la parte che ci interessa è quella coi buchi tondi.
Perché penso che lo abbiate tutti?
Perché spesso, sotto forma di piccoli puntini e senza buchi, si trova nel manico di molti pelapatate di plastica. Buttate un occhio.

Altrimenti vanno bene anche le testate.

Rosolate l'aglio nel burro con una parte della salvia tritata.

Unite le cipolle tagliate a fettine: io ho usato la mandolina del solito attrezzo. Grazie solito attrezzo, io ti voglio bene!
Fate andare a fuoco lento finché le cipolle non iniziano a caramellare per bene, poi salatele appena.
Se siete pigri e non avete voglia di aspettare, potete salare le cipolle da subito e farle cuocere coperte: non caramelleranno - il che per alcuni potrebbe comunque essere preferibile - ma cuoceranno più velocemente.

Una volta pronte, deglassate col vino e, quando evapora, aggiungete il brodo e cuocete finché non si riduce della metà circa.

Tostate le fette di pane fino a biscottarle.

Distribuite la zuppa di cipolle in cocottine adatte al forno... ne avessi due uguali!
Coprite ognuna con una fettona di pane che premerete fin quasi a immergerla.
Coprite il tutto col formaggio grattugiato - attrezzo, sempre sii lodato - e con una foglia di salvia.

Cuocete in forno, sotto il grill, finché il formaggio non fonde.

Giro di pepe e servite caldo in modo che il pane risulti ancora leggermente croccante.

A onor del vero devo dirvi che, se non viene servito subito, il formaggio diventa difficile da aggredire col cucchiaio, quindi o vi sbrigate o vi aiutate con una forchetta.

Questo secondo caso implicherà una certa confidenza coi commensali.

Ma è proprio di confidenza e intimità che abbiamo bisogno perché il pudding di pane è un dolce brutto!
Insomma bisogna essere certi di essere molto amati per proporlo agli ospiti, perché si affidino e lo assaggino.

A questo scopo è utile, diciamo pure fondamentale, una teglia che faccia simpatia.
Davvero: provate a proporlo in una tortiera tonda e la gente inizierà a controllare sul calendario il giorno di ritiro dell'umido.

Ricapitolando, gli ingredienti sono:

Una teglia accattivante e pure antiaderente
La scorza grattugiata di un limone
150gr di pane
300gr di zucchero (LO SO!)
450ml di latte
100gr di burro
un cucchiaio di fecola
cannella a piacere
quadretti di cioccolato amaro (facoltativo, se proprio volete morire)

Stemperate la fecola in poco latte, poi aggiungetelo tutto, unite la scorza di limone, la cannella, il burro e lo zucchero e cuocete in un pentolino finché lo zucchero non si sarà sciolto.
Mettete da parte in attesa che si intiepidisca.

Tagliate il pane a pezzetti e ricopriteci l'intera superficie della teglia.
A questo punto potete scegliere di distribuire negli spazi vuoti i quadretti di cioccolato, ma solo se vivete nei pressi di un buon ospedale.

Versate il latte irrorando tutto il pane e infornate a 180° per una mezzora o comunque finché non sarà tutto bello dorato.

Trattasi di dolce mooolto dolce, quindi veramente impegnativo, però altrettanto buono, il comfort food per eccellenza: il pane sarà croccantino sopra e caramellato sotto.

Certo, voi sarete già in guardia medica al momento di lavare i piatti, ma posso garantire che per pulire la teglia basteranno detersivo e acqua bollente.

Il posto più grazioso in cui servire il pudding sono le tazze da tè, possibilmente colorate, e anche così sarà piuttosto brutto... ma tranquilli: finisce subito!

sabato 29 settembre 2012

Per rifarmi, una ricetta luuuuuunghissima


Il problema, col blog di cucina, son le foto.
I dolci, quei ruffiani, parlano da soli, sono quasi sempre esteticamente gradevoli e sopravvivono ai miei click maldestri.
Il salato, invece, in foto, nelle mie foto, sembra tutto cibo per cani... e per quanto io conosca dei cani piuttosto svegli e persino dotati di profilo facebook, ho idea che in pochi cucinino.
Questo per giustificare la gran quantità di dolci in questo blog. Oggi, quindi, lancerò un ponte tra dolce e salato: finta pastasfoglia.




È pure più grassa della pastasfoglia normale, e vi ho detto tutto.

La ricetta l'ho trovata in rete non so dove, e quando l'ho ricercata per indicarne la paternità, non ho più ritrovato lo stesso sito, ma mille con le stesse indicazioni, direi quindi che siano ormai patrimonio della comunità tutta.

Insomma, la ricetta la trovate ovunque, ve la trascrivo qui perché voi siete sicuramente pigri e io ho fatto ben due foto dell'impasto.

Poi, per far finta di essere un blog di cucina utile, vi suggerisco tre (TRE) modi di impiegare la vostra finta pastasfoglia.

Dosi per non lo so.

200gr formaggio spalmabile, quello lì bianco
200gr farina
130gr burro
1 cucchiaio di vino bianco
1 cucchiaino di sale

Lanciate tutto nel robot e impastate con pochi giri di lame, fino a ottenere dei bricioloni.
Raccoglieteli in una palla, avvolgetela nella pellicola e dimenticatela in frigo per una notte, che è meglio (no anzi, che è l'unico modo per farla, se no non sfoglia).

Passato 'sto tempo infinito, stendete la palla in una forma più o meno rettangolare e ripiegatela in tre parti a portafogli.

Avvolgete ancora nella plastica nel solito Twin Peaks style che ci piace tanto e riponete in frigo per il tempo di una partita a burraco; nuovo giro, stesso lavoro di stendi-piega-avvolgi-frigo-gioco d'azzardo; terzo giro uguale.

A questo punto, mentre la pasta passerà i suoi ultimi quaranta minuti in frigo, decidete che cosa farci e preparate gli ingredienti.

Opzione #1, a prova di scimmia, salatini.

Stendete la pasta in un rettangolo regolare a mezzo centimetro di spessore e tagliatelo in due metà.
Su una disponete abbondante Gouda grattugiato (la dose è a vostra discrezione, io sono per il senza vergogna) e poi copritela con l'altra parte. Sigillate il tutto premendo leggermente col mattarello fino a riavere lo spessore di mezzo centimetro.


Dividete ancora in due la sfoglia e ripetete l'operazione.

A questo punto create i vari stuzzichini ritagliando forme a caso, ovviamente di piccole dimensioni.

Spennellate tutti i pezzi con poco latte poi infornate a 200° e fino a graziosa doratura.





Opzione #2, il prodotto non tipico che è solo sardo, pizzette.

Chiunque, sardo, abbia varcato il mare, avrà certo rilevato l'assenza nel resto del globo terracqueo delle "pizzette sfoglia" e, per quanto esistano delle versioni simili nell'Italia del Sud, continuano a sembrare una nostra NON specificità.
Perché di tipico non hanno niente, eppure...
Lo stesso sardo che ha sfidato i flutti per toccar la terraferma, ha sicuramente pensato pure di esportarle, le pizzette sfoglia, ma com'è come non è, non lo ha fatto mai nessuno.

Veniamo al dunque.

Stendete la vostra sfoglia al solito spessore. Ritagliate un numero pari di dischi di 6cm di diametro e coi ritagli di pasta avanzata (che non manipolerete ulteriormente) ottenete delle strisce larghe poco meno di un centimetro.

Spennellate con acqua il bordo della metà dei dischi e sistemateci sopra le strisce di pasta, anch'esse spennellate con poca acqua.

Disponete al centro di ogni disco poca salsa di pomodoro opportunamente salata, della caciotta fresca e un pizzico di origano.


Richiudete con un secondo disco di pasta forandolo al centro.

Spennellate ogni pizzetta, sia sopra che sotto, con del latte e disponetele su una teglia foderata di carta forno (Ho detto carta forno, niente silicone in questo caso, se no il fondo non esce come mostrato dal mio pollice opponibile.).

Solita cottura a 200° fino a raggiungere un bel colore ambrato.



Opzione #3, millefoglie.

Again: stendete in un rettangolo regolare (rifilate i bordi), ritagliate 24 rettangoli uguali, spennellateli d'acqua e cospargeteli di zucchero a velo.
ne avessi centrato uno



Cuocete in forno a 180° fino a che lo zucchero non sarà ben caramellato.

Preparate una crema pasticcera piuttosto densa con circa 600ml di latte e aromatizzata con scorza di limone.

Quando tutto sarà freddo, sistemate otto biscottoni di sfoglia in una teglia, stendete metà della crema, disponete sopra altri otto biscottoni, altra crema e gli ultimi biscottoni.

Decorate con zucchero a velo o glassa al limone (zucchero a velo stemperato in poche gocce di succo di limone).


Tricks

- NON reimpastate mai i ritagli di pasta sfoglia, manco di quella finta. Sovrapponeteli e stendeteli con delicatezza, sempre dopo un giro di frigorifero.

- Le pizzette sfoglia avrebbero, all'interno, anche capperi e acciughe, ma a me fanno schifo, vedete voi.

- Che ve lo dico a fare: questo blog odia le uova, quindi, al posto della crema pasticcera, io faccio una crema al limone con 50gr di burro, 50gr di farina, 50gr di zucchero a velo, la scorza di un limone e la metà del succo. Il tutto trattato come una besciamella.


sabato 14 aprile 2012

Un post veloce ché devo andare a stendere (dovreste mandarmici più spesso).

Verrà un giorno in cui riuscirò a fare dei buonissimi brownies senza usare le uova... ecco, quel giorno non è oggi.
Però, in pratica, ho prodotto del carbone.

Non era buono manco l'impasto crudo, e ho detto tutto.

Perché l'impasto crudo dei dolci è una cosa meravigliosa, ha il sapore della speranza e dell'ottimismo, prelude a capolavori e a clamorosi disastri, ma dà sempre l'illusione d'essere a un passo dall'opera d'arte.

Poi no, poi interviene il forno, non hai più il controllo su niente e devi solo sperare che il tutto torni indietro sano e salvo e, possibilmente, migliore.

E battere l'impasto crudo di un dolce non è mai facile... tanto che ogni volta si insinua in me l'idea di servirlo così, in coppa: ma sì, ma dai, magari non ci metto il lievito chimico e lo ameranno tutti.

Pessime idee a base di farina cruda, ovviamente.

La ricetta di oggi, da cruda, è spettacolare. Ma pure da cotta ha il suo perché.

Inutile dirlo, la mamma è sempre Nigella, il volume è "How to be a domestic goddes", l'unico che penso si trovi anche tradotto in italiano, probabilmente a prezzi esagerati... compratelo in originale che è meglio.
Io, al solito, ho cambiato un po' di cose.

Furono Lemon-raspberry muffins


Ora sono cupcake al limone

Non amo la frutta e decisamente non la apprezzo nei dolci, quindi i lamponi non ce li ho mai messi, però le uova (che ci andrebbero) sì, una volta - ché tanto poi li dovevo regalare - e devo dire che non mi disturbavano e il risultato è stato ottimo.
Ma li ho poi provati senza, e l'effetto era identico, tiè!

Per 12 cosi.

60gr burro
200gr farina
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 cucchiaino e mezzo di bicarbonato
155gr zucchero
un pizzico di sale
il succo e la scorza grattata di un grosso limone
circa 120ml di latte
2 cucchiai e mezzo di fecola sciolti in due d'acqua calda

(volendo, 150gr di lamponi)


Preriscaldate il forno a 200°.

In una pentola sciogliete il burro con la scorza di limone.

Intanto, versate in un bicchiere graduato il succo del limone e aggiungete tanto latte fino a raggiungere i 200ml di liquido.

Quando il burro sarà sciolto, unite lo zucchero e sbattete bene. Unite il latte col succo di limone (che intanto si sarà appena ispessito), e poi il composto di fecola.

Aggiungete farina, lievito, bicarbonato e sale e rendete il tutto omogeneo senza strappazzarlo troppo.

A questo punto, potreste aggiungere i lamponi; oppure far finta di niente e distribuire il composto in uno stampo da 12 muffin, o in due da 6, o un po' dove vi pare.

Stampo antiaderente o foderato coi pirottini (che in questo caso si staccano agilmente dal dolcetto finito quindi sono adattissimi).

Cuocete per circa 15 minuti o fino a una leggerissima doratura (restano abbastanza chiari).

Sfornateli e fateli riposare su una gratella.

Si possono semplicemente coprire di zucchero a velo o glassare al formaggio con 200gr di formaggio spalmabile, 50gr di burro morbido, la scorza grattata di un altro limone e 100gr di zucchero a velo amalgamati insieme e spalmati sopra i dolcetti, decorati poi a piacere coi lamponi o zuccherini colorati, che saranno pure sfigati e banali ma a me mettono persino allegria.

mercoledì 7 marzo 2012

Un dolce DOLCE

... molto dolce
dooolcissimo
però è buono
e può, deve, sfamare un esercito.

Viene dal volume "Dolci. Oltre 200 ricette da tutto il mondo" di Rachel Lane e Carla Bardi, che non so chi siano, ma il libro ha delle belle foto.
Purtroppo, non mancano i soliti errori di stampa che caratterizzano la letteratura culinaria stampata in Italia: per farvi un esempio, questo volume fa un vanto di una serie di iconcine che mettono in evidenza ora le ricette senza glutine, ora quelle senza uova o senza latticini; ecco, questa ricetta è classificata come senza glutine, ovviamente non è così.
Onestamente, rimane comunque un volume con meno errori di tanti altri, per cui, con la dovuta attenzione, è piacevole consultarlo e sfruttarlo.
Della ricetta originale ho cambiato alcune cose, la più importante è che ho eliminato le due uova previste in favore del solito surrogato di fecola e acqua.
Ovviamente, se preferite, anarchici, potrete usare le uova.

Torta al miele
dosi per 12 persone (sì, proprio 12, anche 15 volendo... l'ho detto che è dolce?)

450gr farina
3 cucchiaini di lievito in polvere
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1 busta di spezie la saporita
mezzo cucchiaino di cannella
200gr zucchero di canna
4 cucchiai di fecola sciolti in pochi cucchiai d'acqua, fino alla solita consistenza del vinavil
vaniglia
250ml miele
250ml acqua
250ml olio di semi

Fate bollire in un pentolino il miele, l'acqua e l'olio. Levate dal fuoco e mettete da parte.
Intanto setacciate le polveri e unitele allo zucchero.
Versate lentamente il liquido negli ingredienti solidi e, infine, aggiungete la fecola sciolta nell'acqua.

Versate l'impasto in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato.

Cuocete in forno caldo a 180° per un'ora e un quarto.

Una volta cotto, lasciatelo riposare per 10 minuti, poi sformatelo e fatelo raffreddare sulla solita gratella.
Decorate poi a piacere con zucchero a velo, liscio o in glassa, che otterrete sciogliendone 125gr in poche gocce di succo di limone.

Non negherò che 75 minuti di forno siano un delirio, così come 250ml di miele, ma il risultato è notevole e profumatissimo e il dolce si conserva bene per diversi giorni, diventando pure più buono.