Sto temporaneamente in una casa nuova e ho una bella cucina vuota.
Le dotazioni, minime, non mi consentono grandi esperimenti quindi da qui, e per qualche mese, i post saranno da considerarsi shameless per la maggiore, se possibile, semplicità dei piatti e per le brutte foto.
Questa delle foto è l'ennesima scusa: brutte erano e brutte saranno, solo che ora il cibo starà sempre su piatti bianchi a pois verdi. Anche simpatici dal vivo, ma per niente fotogenici. Come me.
Il primo piatto che vi propongo è il frutto della spesa alla LIDL; sapete già che è un mio guilty pleasure ma al momento la scelta viene anche da necessità logistiche ed economiche: scrauso is the word.
Alla LIDL, indipendentemente dalla stagione e dal parallelo, si trovano dei peperoni rossi, simili ai friggitelli, buoni e dolcissimi; verosimilmente radioattivi, che ve lo dico a fare.
Io li compro e li mangio, in attesa di brillare al buio.
Farfalle integrali in crema di cannellini con peperoni caramellati.
200 gr di farfalle integrali
1 latta di fagioli cannellini sgocciolati
olio evo
origano
un bicchiere di brodo vegetale
1 spicchio d'aglio
pepe nero
due peperoni rossi dolci
una noce di burro
origano
sale
un cucchiaino di zucchero
La pasta la sapete cuocere.
Soffriggete aglio e origano abbondante in poco olio a fiamma bassa. Quando l'aglio sarà appena dorato, unite i cannellini e fate insaporire.
Versate il brodo tiepido, aspettate l'ebollizione poi levate dal fuoco.
Frullate tutto col coso a immersione (nella mia casa ipodotata, l'attrezzo costa 9 soldi e però funziona).
Aggiungete abbondante pepe e aggiustate di sale.
Affettate i peperoni a striscioline sottili e saltateli in una padella in cui avrete fatto rosolare burro e origano.
Salate e dopo circa dieci minuti aggiungete lo zucchero, fate appena caramellare e spegnete la fiamma.
Condite la pasta con la crema, con cui avrete velato pure i piatti, e completate coi peperoni.
Buono assai e mica garantito che con ingredienti di qualità venga meglio... disse la volpe guardando l'uva all'emporio biologico.
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giovedì 20 febbraio 2014
martedì 7 gennaio 2014
Poco lavoro: nemmeno basta a bruciare le calorie di un biscotto.
La mia primissima ricetta di biscotti senza uova è stata quella dei baci di dama.
Sono a prova di scimmia e per questo non ho mai pensato di postarli e neppure di rifarli negli ultimi anni.
Durante queste feste mi son stati offerti ed erano talmente buoni che avrei mangiato anche la mano di chi me li porgeva.
La frustrazione di quando devi essere educato e non puoi mangiarti tutto... che mondo avaro il nostro!
Sono biscotti piccoli e grassottelli che vanno in giro in coppia e la loro reciproca fedeltà è garantita, diciamo pure cementata, da una goccia di cioccolato fuso.
Sono un dolce facile facile e veloce pure e se li regalate fate anche bella figura.
100gr di farina di mandorle
100gr di zucchero
140gr di farina
20gr di cacao amaro
100gr di burro
vaniglia
sale
Lanciate serenamente tutti gli ingredienti nel robot e impastate tutto facendolo lavorare a scatti e per poco tempo.
Raccogliete i bricioloni che si saranno formati e ricavatene tante palline piccine picciò che schiaccerete appena alla base quando le disporrete ben distanziate su una teglia rivestita di carta forno.
Cuocete i dolcetti a 170° per 10/15 minuti poi fateli raffreddare.
Il meglio verrà al momento di accoppiare i biscotti.
Sciogliete 30 grammi di cioccolato fondente con due cucchiai di latte e 30 grammi di cioccolato bianco con un cucchiaio di latte e due di liquore all'amaretto.
Usate le due creme ottenute per unire due biscotti per volta e leccate la crema avanzata mentre aspettate che quella tra i biscotti tiri un po' e li tenga uniti.
Buoni chili di troppo a tutti.
Sono a prova di scimmia e per questo non ho mai pensato di postarli e neppure di rifarli negli ultimi anni.
Durante queste feste mi son stati offerti ed erano talmente buoni che avrei mangiato anche la mano di chi me li porgeva.
La frustrazione di quando devi essere educato e non puoi mangiarti tutto... che mondo avaro il nostro!
Ma io li so fare i baci di dama!
E allora ciao, ne ho fatti per nutrire eserciti... e li ho mangiati tutti io.Sono biscotti piccoli e grassottelli che vanno in giro in coppia e la loro reciproca fedeltà è garantita, diciamo pure cementata, da una goccia di cioccolato fuso.
Sono un dolce facile facile e veloce pure e se li regalate fate anche bella figura.
100gr di farina di mandorle
100gr di zucchero
140gr di farina
20gr di cacao amaro
100gr di burro
vaniglia
sale
Lanciate serenamente tutti gli ingredienti nel robot e impastate tutto facendolo lavorare a scatti e per poco tempo.
Raccogliete i bricioloni che si saranno formati e ricavatene tante palline piccine picciò che schiaccerete appena alla base quando le disporrete ben distanziate su una teglia rivestita di carta forno.
Cuocete i dolcetti a 170° per 10/15 minuti poi fateli raffreddare.
Il meglio verrà al momento di accoppiare i biscotti.
Sciogliete 30 grammi di cioccolato fondente con due cucchiai di latte e 30 grammi di cioccolato bianco con un cucchiaio di latte e due di liquore all'amaretto.
Usate le due creme ottenute per unire due biscotti per volta e leccate la crema avanzata mentre aspettate che quella tra i biscotti tiri un po' e li tenga uniti.
Buoni chili di troppo a tutti.
venerdì 20 dicembre 2013
filologicamente corretto
Non è certo avanguardia dire che non amo particolarmente i surrogati di carne e pesce.
Certo, carne e pesce io non li mangio perché non mi sono mai piaciuti, quindi non ho alcun bisogno, per dire, di finti salumi come soluzione di continuità verso la scelta etica... quale scelta etica, poi, che non ho principi!
Ma, per quanto capisca il potere della suggestione, ho visto in rete cose come gli spaghetti alle vongole dove le vongole erano pistacchi! con tutto il guscio! e allora mi sa che si sta un po' esagerando...
Nella categoria dei surrogati non includo però gli hamburger vegetali.
Gli hamburger sono polpette e le polpette si fanno con qualsiasi cosa e, a memoria, non ho mai visto degli hamburger correre sui prati o vivere costretti in batteria.
Di conseguenza sono favorevolissima a tutti gli esperimenti curiosissimi e geniali fatti in questo senso da vegetariani e, ancor più, da vegani che mi evitano pure le uova.
Hamburger è un formato, pratico per i tegami e per le pagnottelle che lo ospitano ma è anche una parola con una sua dignità.
Perché allora c'è chi quello vegetale lo chiama burger?
Me lo volete dire?
Credete sia una cosa furba levare la carne, ham, dal nome?
Ma quanto è triste tutto ciò?
Hamburger viene, lo garantisce il Devoto Oli, da Hamburger steak, bistecca di Amburgo.
Insomma HAMburger di verdure, la ricetta definitiva, dopo anni di pesantissimi e secchissimi tentativi.
Dosi per 4 pezzi
2 carote
2 zucchine grosse
1 mela
cipolla secca
curcuma
pan grattato
salsa di soia
olio evo
latte
Le carote le fate al vapore o, come me, le lanciate nel microonde in apposito contenitore per sei o sette minuti.
La mela la grattate.
Le zucchine le tagliate a dadini, le fate cuocere con un goccio d'olio e un pizzico di sale in tegame coperto, a fuoco vivace.
Basterà una decina di minuti. Scoperchiate, aggiungete mezzo cucchiaio di curcuma, un cucchiaio di cipolla secca e mezzo bicchiere d'acqua. Lasciate cuocere finché il tutto non risulterà asciutto.
Schiacciate le carote col passaverdura poi fate lo stesso con le zucchine riunendo nel composto ottenuto anche tutto ciò che è stato trattenuto dalle maglie dell'attrezzo.
Unite la mela, due cucchiai di salsa di soia e quanto pangrattato basta perché il composto risulti lavorabile.
Dimenticate tutto per un'ora o anche meno.
Aggiungete mezzo bicchiere scarso di latte, un cucchiaio d'olio e dimenticate per un'altra ora.
Formate gli hamburger e cuoceteli su una piastra rovente il tempo necessario perché si formi una bella crosta.
Ma che cos'è l'hamburger senza la sua pagnottella?
La pagnottella non è vegetariana, anzi muoiono dei maiali io ve lo dico, però è buona e se proprio se proprio, sostituite con l'olio d'oliva. (Presto bilancerò con una ricetta tuuuuutta vegana buona assai)
Pane di patate
250 gr di farina
250 gr di patate bollite
30 gr di strutto
un bicchiere d'acqua
lievito di birra
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
Schiacciate le patate quando sono ancora calde, unite lo strutto in modo che si sciolga e poi tutti gli ingredienti tranne l'acqua che aggiungerete poco alla volta e se necessario.
Fate lievitare fino al raddoppio, stendete l'impasto a due centimetri e ritagliate le pagnottelle del diametro che preferite.
Cuocetele in forno preriscaldato a 250°, poi fatele raffreddare dentro una busta di carta posta dentro una di plastica.
Ma che cos'è l'hamburger nella sua pagnottella senza salse?
Fate un chutney soffriggendo una cipolla tritata in un goccio d'olio e unendo due pomodori a pezzetti, un cucchiaio di zucchero, mezzo bicchiere d'aceto di mele e mezzo d'acqua, sale, zenzero e peperoncino. Lasciate cuocere finché il tutto non risulterà asciutto e lasciate raffreddare.
Unite poi un cucchiaino di extra vergine, un pizzico di sale e dell'erba cipollina a un vasetto di yogurt bianco per l'altro condimento.
Ma che cos'è l'hamburger nella sua pagnottella con le sue salse senza un contorno croccantello?
Prendete due grossi pomodori verdi, tagliateli a fette spesse, impanateli in un misto di pangrattato e farina e friggeteli in una padella velata d'olio finché non faranno una bella crosticina. Salateli al momento di servire, quindi subito ché il fritto è buono caldo.
Tricks
Non ho suggerimenti particolari ma posso ricordarvi di non usare un robot per schiacciare le patate ché se no fate la colla e di non toccare la curcuma con le dita ché vi vengono le mani di un Simpson a caso... nel senso che vi diventano gialle, non che vi ritrovate con quattro dita anzi che cinque.
Pubblicità
L'ho già detto che il blog sta anche su facebook? Lo dico ora e lo si trova qui: https://www.facebook.com/laluisonaelamadeleine
Certo, carne e pesce io non li mangio perché non mi sono mai piaciuti, quindi non ho alcun bisogno, per dire, di finti salumi come soluzione di continuità verso la scelta etica... quale scelta etica, poi, che non ho principi!
Ma, per quanto capisca il potere della suggestione, ho visto in rete cose come gli spaghetti alle vongole dove le vongole erano pistacchi! con tutto il guscio! e allora mi sa che si sta un po' esagerando...
Nella categoria dei surrogati non includo però gli hamburger vegetali.
Gli hamburger sono polpette e le polpette si fanno con qualsiasi cosa e, a memoria, non ho mai visto degli hamburger correre sui prati o vivere costretti in batteria.
Di conseguenza sono favorevolissima a tutti gli esperimenti curiosissimi e geniali fatti in questo senso da vegetariani e, ancor più, da vegani che mi evitano pure le uova.
Hamburger è un formato, pratico per i tegami e per le pagnottelle che lo ospitano ma è anche una parola con una sua dignità.
Perché allora c'è chi quello vegetale lo chiama burger?
Me lo volete dire?
Credete sia una cosa furba levare la carne, ham, dal nome?
Ma quanto è triste tutto ciò?
Hamburger viene, lo garantisce il Devoto Oli, da Hamburger steak, bistecca di Amburgo.
Hamburger Amburgo, burger Burgo...
vabbe' la smetto
Insomma HAMburger di verdure, la ricetta definitiva, dopo anni di pesantissimi e secchissimi tentativi.
Dosi per 4 pezzi
2 carote
2 zucchine grosse
1 mela
cipolla secca
curcuma
pan grattato
salsa di soia
olio evo
latte
Le carote le fate al vapore o, come me, le lanciate nel microonde in apposito contenitore per sei o sette minuti.
La mela la grattate.
Le zucchine le tagliate a dadini, le fate cuocere con un goccio d'olio e un pizzico di sale in tegame coperto, a fuoco vivace.
Basterà una decina di minuti. Scoperchiate, aggiungete mezzo cucchiaio di curcuma, un cucchiaio di cipolla secca e mezzo bicchiere d'acqua. Lasciate cuocere finché il tutto non risulterà asciutto.
Schiacciate le carote col passaverdura poi fate lo stesso con le zucchine riunendo nel composto ottenuto anche tutto ciò che è stato trattenuto dalle maglie dell'attrezzo.
Unite la mela, due cucchiai di salsa di soia e quanto pangrattato basta perché il composto risulti lavorabile.
Dimenticate tutto per un'ora o anche meno.
Aggiungete mezzo bicchiere scarso di latte, un cucchiaio d'olio e dimenticate per un'altra ora.
Formate gli hamburger e cuoceteli su una piastra rovente il tempo necessario perché si formi una bella crosta.
Ma che cos'è l'hamburger senza la sua pagnottella?
La pagnottella non è vegetariana, anzi muoiono dei maiali io ve lo dico, però è buona e se proprio se proprio, sostituite con l'olio d'oliva. (Presto bilancerò con una ricetta tuuuuutta vegana buona assai)
Pane di patate
250 gr di farina
250 gr di patate bollite
30 gr di strutto
un bicchiere d'acqua
lievito di birra
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
Schiacciate le patate quando sono ancora calde, unite lo strutto in modo che si sciolga e poi tutti gli ingredienti tranne l'acqua che aggiungerete poco alla volta e se necessario.
Fate lievitare fino al raddoppio, stendete l'impasto a due centimetri e ritagliate le pagnottelle del diametro che preferite.
Cuocetele in forno preriscaldato a 250°, poi fatele raffreddare dentro una busta di carta posta dentro una di plastica.
Ma che cos'è l'hamburger nella sua pagnottella senza salse?
Fate un chutney soffriggendo una cipolla tritata in un goccio d'olio e unendo due pomodori a pezzetti, un cucchiaio di zucchero, mezzo bicchiere d'aceto di mele e mezzo d'acqua, sale, zenzero e peperoncino. Lasciate cuocere finché il tutto non risulterà asciutto e lasciate raffreddare.
Unite poi un cucchiaino di extra vergine, un pizzico di sale e dell'erba cipollina a un vasetto di yogurt bianco per l'altro condimento.
Ma che cos'è l'hamburger nella sua pagnottella con le sue salse senza un contorno croccantello?
Prendete due grossi pomodori verdi, tagliateli a fette spesse, impanateli in un misto di pangrattato e farina e friggeteli in una padella velata d'olio finché non faranno una bella crosticina. Salateli al momento di servire, quindi subito ché il fritto è buono caldo.
Tricks
Non ho suggerimenti particolari ma posso ricordarvi di non usare un robot per schiacciare le patate ché se no fate la colla e di non toccare la curcuma con le dita ché vi vengono le mani di un Simpson a caso... nel senso che vi diventano gialle, non che vi ritrovate con quattro dita anzi che cinque.
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L'ho già detto che il blog sta anche su facebook? Lo dico ora e lo si trova qui: https://www.facebook.com/laluisonaelamadeleine
venerdì 29 novembre 2013
Sconfitte annunciate
Due settimane fa, con un'amica, sono stata coinvolta in una sfida culinaria ispirata alla cucina orientale.
Siamo state miseramente umiliate, meritandolo.
Non ho assaggiato i piatti della concorrenza vietnamita ma presumo fossero validi.
I nostri, invece, erano esperimenti improvvisati di cucina cinese, peggiorati da questioni logistiche, tipo il moltiplicarsi delle persone da servire, che ci ha costrette a trasformare le nostre due già improbabili ricette in pastoni per cani.
Soprattutto quella curata da me.
Ecco io voglio rifarmi!
Con una ricetta diversa, ancorché d'ispirazione orientale, ma soprattutto con DOSI DA DUE!
Le moltiplicazioni per l'eventuale pastone ve le fate da soli.
una cipolla
2 carote
14 cavolini di Bruxelles
acqua
olio di semi
zenzero
peperoncino
salsa di soia
tofu a piacere, meglio se affumicato
100gr di spaghetti integrali
Tagliate la cipolla a fette, separando, poi, i vari anelli.
Pulite le carote e con una mandolina tagliatele a nastri per il lungo.
Levate le foglie più esterne dei cavolini e tagliateli in 4 spicchi per il lungo. Fateli bollire in acqua salata per dieci minuti. Scolateli ma tenete l'acqua in ebollizione.
Tagliate il tofu a dadini e rosolatelo nella wok con un goccio d'olio di semi.
Lo so che l'olio di semi fa schifo, ma è il più adatto alle preparazioni orientali.
A pensarci bene, la considerazione vale sia per l'olio che per il tofu che è, di fatto, cartone bagnato; ma affumicato è buono tutto quindi preferite quello.
Quando il tofu avrà fatto una leggera crosticina, mettetelo da parte e nella wok fate rosolare, sempre in pochissimo olio di semi, la cipolla e le carote affettate.
Aspettate che si inteneriscano e intanto spezzate gli spaghetti a metà e calateli nell'acqua bollente. Scolateli al dente, molto al dente.
Tenete da parte l'acqua di cottura.
Quando le verdure saranno tenere, unite i cavolini, saltateli un attimo e aggiungete la pasta.
Condite il tutto con un cucchiaio di salsa di soia, peperoncino e zenzero abbondanti.
Aggiungete poco meno di tre mestoli d'acqua di cottura e lasciate che la pasta concluda la propria cottura mantenendola appena brodosa.
Completate col tofu a dadini.
Se vi state chiedendo perché il tofu, nelle mie foto, risulti bianchissimo, la risposta è che a quello affumicato ho pensato dopo e pure alla rosolatura.
Quindi, in pratica, io ho mangiato cartone. Gnam! proprio.
E no, quella non è la tazza del caffellatte, quella è una tazza grande come la mia testa.
Siamo state miseramente umiliate, meritandolo.
Non ho assaggiato i piatti della concorrenza vietnamita ma presumo fossero validi.
I nostri, invece, erano esperimenti improvvisati di cucina cinese, peggiorati da questioni logistiche, tipo il moltiplicarsi delle persone da servire, che ci ha costrette a trasformare le nostre due già improbabili ricette in pastoni per cani.
Soprattutto quella curata da me.
Ecco io voglio rifarmi!
Con una ricetta diversa, ancorché d'ispirazione orientale, ma soprattutto con DOSI DA DUE!
Le moltiplicazioni per l'eventuale pastone ve le fate da soli.
una cipolla
2 carote
14 cavolini di Bruxelles
acqua
olio di semi
zenzero
peperoncino
salsa di soia
tofu a piacere, meglio se affumicato
100gr di spaghetti integrali
Tagliate la cipolla a fette, separando, poi, i vari anelli.
Pulite le carote e con una mandolina tagliatele a nastri per il lungo.
Levate le foglie più esterne dei cavolini e tagliateli in 4 spicchi per il lungo. Fateli bollire in acqua salata per dieci minuti. Scolateli ma tenete l'acqua in ebollizione.
Tagliate il tofu a dadini e rosolatelo nella wok con un goccio d'olio di semi.
Lo so che l'olio di semi fa schifo, ma è il più adatto alle preparazioni orientali.
A pensarci bene, la considerazione vale sia per l'olio che per il tofu che è, di fatto, cartone bagnato; ma affumicato è buono tutto quindi preferite quello.
Quando il tofu avrà fatto una leggera crosticina, mettetelo da parte e nella wok fate rosolare, sempre in pochissimo olio di semi, la cipolla e le carote affettate.
Aspettate che si inteneriscano e intanto spezzate gli spaghetti a metà e calateli nell'acqua bollente. Scolateli al dente, molto al dente.
Tenete da parte l'acqua di cottura.
Quando le verdure saranno tenere, unite i cavolini, saltateli un attimo e aggiungete la pasta.
Condite il tutto con un cucchiaio di salsa di soia, peperoncino e zenzero abbondanti.
Aggiungete poco meno di tre mestoli d'acqua di cottura e lasciate che la pasta concluda la propria cottura mantenendola appena brodosa.
Completate col tofu a dadini.
Se vi state chiedendo perché il tofu, nelle mie foto, risulti bianchissimo, la risposta è che a quello affumicato ho pensato dopo e pure alla rosolatura.
Quindi, in pratica, io ho mangiato cartone. Gnam! proprio.
E no, quella non è la tazza del caffellatte, quella è una tazza grande come la mia testa.
venerdì 15 novembre 2013
Cosi di broccoli
Volevo replicare la ricetta di un pasticcio di patate e broccoli letta su spigoloso ma levando le uova.
Ho dovuto levare anche le patate ché mi sono accorta di non averle mentre i broccoli erano già in cottura.
Ho pure fatto troppa pastella rispetto ai broccoli che ho usato... o pochi broccoli.
Il risultato è stato inaspettatamente vincente, magari non bellissimo, però buono assai.
Per un numero imprecisato di Cosi ai broccoli avrete bisogno di:
1 spicchio aglio
1 cucchiaio di olio evo
600 gr di broccoli
100 gr di olive nere
- per la pastella -
100 gr di farina
70 gr di parmigiano
30 gr di olio evo
120 gr d'acqua
sale
pepe
4 cucchiaini di lievito per torte salate
Io ho usato 600 grammi di broccoli, ma avendoli cotti si son ridotti parecchio quindi un chilo ha molto più senso.
Fate bollire i broccoli in acqua salata poi rosolateli appena in un soffritto di aglio tritato fine e poco olio.
Aggiustate di sale e pepe.
Preparate la pastella amalgamando prima gli ingredienti secchi e unendo poi i liquidi a filo, lavorando con una frusta a mano.
Procuratevi delle cocottine.
Io, che non riesco ad avere un servizio uguale mai, ho usato cocottine e mini teglie di ceramica.
La mia cavia all'assaggio sostiene che i cosi nelle cocottine fossero cotti meglio e più buoni, quindi consiglio di scegliere quelle.
Qualsiasi cosa scegliate dovrà essere graziosa ché lì dentro dovrete servirci questi affari, in tavola dico, quindi eviterei gli usa e getta d'alluminio che sono pure uno spreco (sto facendo quella ecologista... non ci crede nessuno).
Velate il fondo di ciascun contenitore con poca pastella, riempite coi broccoli e qualche oliva e ricoprite di pastella.
cuocete a metà altezza in forno già caldo, ventilato e alla massima potenza fino a doratura dei pasticcetti.
Spostateli quindi nel ripiano più basso e fateli cuocere per altri sette minuti escludendo il grill superiore.
Serviteli tiepidi e diffidate dalle foro: la forchetta stava esteticamente bene, ma è più facile mangiarli col cucchiaio!
C'è bisogno che vi dica di denocciolare le olive?
Ho dovuto levare anche le patate ché mi sono accorta di non averle mentre i broccoli erano già in cottura.
Ho pure fatto troppa pastella rispetto ai broccoli che ho usato... o pochi broccoli.
Il risultato è stato inaspettatamente vincente, magari non bellissimo, però buono assai.
Per un numero imprecisato di Cosi ai broccoli avrete bisogno di:
1 spicchio aglio
1 cucchiaio di olio evo
600 gr di broccoli
100 gr di olive nere
- per la pastella -
100 gr di farina
70 gr di parmigiano
30 gr di olio evo
120 gr d'acqua
sale
pepe
4 cucchiaini di lievito per torte salate
Io ho usato 600 grammi di broccoli, ma avendoli cotti si son ridotti parecchio quindi un chilo ha molto più senso.
Fate bollire i broccoli in acqua salata poi rosolateli appena in un soffritto di aglio tritato fine e poco olio.
Aggiustate di sale e pepe.
Preparate la pastella amalgamando prima gli ingredienti secchi e unendo poi i liquidi a filo, lavorando con una frusta a mano.
Procuratevi delle cocottine.
Io, che non riesco ad avere un servizio uguale mai, ho usato cocottine e mini teglie di ceramica.
La mia cavia all'assaggio sostiene che i cosi nelle cocottine fossero cotti meglio e più buoni, quindi consiglio di scegliere quelle.
Qualsiasi cosa scegliate dovrà essere graziosa ché lì dentro dovrete servirci questi affari, in tavola dico, quindi eviterei gli usa e getta d'alluminio che sono pure uno spreco (sto facendo quella ecologista... non ci crede nessuno).
Velate il fondo di ciascun contenitore con poca pastella, riempite coi broccoli e qualche oliva e ricoprite di pastella.
cuocete a metà altezza in forno già caldo, ventilato e alla massima potenza fino a doratura dei pasticcetti.
Spostateli quindi nel ripiano più basso e fateli cuocere per altri sette minuti escludendo il grill superiore.
Serviteli tiepidi e diffidate dalle foro: la forchetta stava esteticamente bene, ma è più facile mangiarli col cucchiaio!
C'è bisogno che vi dica di denocciolare le olive?
mercoledì 13 novembre 2013
... e la Madeleine
Perché se credete che io non abbia letto Proust avete ragione.
La Recherche sta lì, sul mio comodino, in un'edizione straeconomica dalle pagine di carta velina alta abbastanza da impedirmi di vedere la radiosveglia.
Con Proust non vedo l'ora.
Ma alla Madeleine ci sono arrivata ché, per fortuna, sta nel primo libro, Dalla parte di Swann, alla pagina 37 della mia edizione scrausa.
Non sto a copiarvi il passaggio ché è mezza pagina trasparente e lo trovate ovunque e non sto nemmeno a darvi la ricetta delle Madeleine perché pure quella la trovate in ogni dove.
Ma avrete la ricetta di, e cito, "uno di quei dolci corti e paffuti [...] che sembrano modellati nella valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo".
Che vuol dire che ho preso la ricetta delle Madeleine di Pierre Hermé, ci ho tolto le uova e ho fatto un altro dolce buono assai con la stessa forma.
Quindi vi serve la teglia adatta, possibilmente in silicone.
Ovviamente potete usare anche uno stampo da muffin velando il fondo di ogni vaschetta ma la forma delle Madeleine, quella delle conchiglie di San Giacomo, che poi son le capesante, fa davvero una gran figura.
E ci fate i regali di Natale. Anzi, adesso vi metto un'etichetta per i dolcetti belli da regalare.
Per i miei dolcetti di Saint Jacques
100 gr di farina
100 gr di burro fuso
110 gr di zucchero a velo
100 gr d'acqua
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
vaniglia, scorza di limone e una punta d'aroma di mandorla amara
Mischiate burro fuso e acqua (non che la soluzione sia possibile, ma metteteli comunque insieme) e aggiungete lo zucchero, la vaniglia, la scorza di limone e l'aroma di mandorla.
Unite la farina e il lievito mescolando con un frullatore alla massima potenza per qualche minuto.
Fate riposare l'impasto in frigorifero per una notte.
A tempo debito, scaldate il forno a 220° porzionate l'impasto nello stampo (un cucchiaino raso nelle formine piccole e un mezzo cucchiaio abbondante in quelle medie) e infornate i dolcetti, abbassando la temperatura a 180° dopo pochi minuti.
Cuocete fino a doratura del biscotto.
Levate dal forno e lasciate raffreddare e solidificare in teglia per poi staccare agilmente i dolcetti che farete riposare su una gratella per una mezzora.
Proust le ha consumate una volta col tè e ha preso a farsi domande su domande concludendo che "il ricercatore è al tempo stesso il paese oscuro dove deve cercare e dove tutto il suo bagaglio non gli servirà a nulla..." quindi, secondo me, è meglio gustarle col caffè.
Tricks
- Esistono almeno due formati per le Madeleine: piccolo e medio. La cottura di quelle piccole è molto rapida e risulteranno inevitabilmente più asciutte e croccanti. Con quelle medie si può salvaguardare una certa morbidezza all'interno del dolcetto.
Io apprezzo entrambe le consistenze quindi valutatelo nel momento in cui acquisterete la teglia.
La Recherche sta lì, sul mio comodino, in un'edizione straeconomica dalle pagine di carta velina alta abbastanza da impedirmi di vedere la radiosveglia.
Con Proust non vedo l'ora.
Ma alla Madeleine ci sono arrivata ché, per fortuna, sta nel primo libro, Dalla parte di Swann, alla pagina 37 della mia edizione scrausa.
Non sto a copiarvi il passaggio ché è mezza pagina trasparente e lo trovate ovunque e non sto nemmeno a darvi la ricetta delle Madeleine perché pure quella la trovate in ogni dove.
Ma avrete la ricetta di, e cito, "uno di quei dolci corti e paffuti [...] che sembrano modellati nella valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo".
Che vuol dire che ho preso la ricetta delle Madeleine di Pierre Hermé, ci ho tolto le uova e ho fatto un altro dolce buono assai con la stessa forma.
Quindi vi serve la teglia adatta, possibilmente in silicone.
Ovviamente potete usare anche uno stampo da muffin velando il fondo di ogni vaschetta ma la forma delle Madeleine, quella delle conchiglie di San Giacomo, che poi son le capesante, fa davvero una gran figura.
E ci fate i regali di Natale. Anzi, adesso vi metto un'etichetta per i dolcetti belli da regalare.
Per i miei dolcetti di Saint Jacques
100 gr di farina
100 gr di burro fuso
110 gr di zucchero a velo
100 gr d'acqua
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
vaniglia, scorza di limone e una punta d'aroma di mandorla amara
Mischiate burro fuso e acqua (non che la soluzione sia possibile, ma metteteli comunque insieme) e aggiungete lo zucchero, la vaniglia, la scorza di limone e l'aroma di mandorla.
Unite la farina e il lievito mescolando con un frullatore alla massima potenza per qualche minuto.
Fate riposare l'impasto in frigorifero per una notte.
A tempo debito, scaldate il forno a 220° porzionate l'impasto nello stampo (un cucchiaino raso nelle formine piccole e un mezzo cucchiaio abbondante in quelle medie) e infornate i dolcetti, abbassando la temperatura a 180° dopo pochi minuti.
Cuocete fino a doratura del biscotto.
Levate dal forno e lasciate raffreddare e solidificare in teglia per poi staccare agilmente i dolcetti che farete riposare su una gratella per una mezzora.
Proust le ha consumate una volta col tè e ha preso a farsi domande su domande concludendo che "il ricercatore è al tempo stesso il paese oscuro dove deve cercare e dove tutto il suo bagaglio non gli servirà a nulla..." quindi, secondo me, è meglio gustarle col caffè.
Tricks
- Esistono almeno due formati per le Madeleine: piccolo e medio. La cottura di quelle piccole è molto rapida e risulteranno inevitabilmente più asciutte e croccanti. Con quelle medie si può salvaguardare una certa morbidezza all'interno del dolcetto.
Io apprezzo entrambe le consistenze quindi valutatelo nel momento in cui acquisterete la teglia.
giovedì 7 novembre 2013
Patate e batate
L'uno doveva essere un raviolo aperto, che però sembra una lasagna quindi, in pratica, è una lasagna.
L'altra è una vellutata che serve a far finta che io posti anche ricette sane.
La vellutata è di patate dolci ma è al curry; il che significa che la mia casa puzzerà per una settimana e che la base della vellutata potrebbero essere anche giornali vecchi ché tanto il mix speziato copre tutto.
Però è buona
I ravioli-lasagna mi son costati due piatti perché sono una deficiente e li ho infornati direttamente sui piatti da portata che si sono giustamente spaccati... neanche col Nintendo 8 bit ero così brava al tiro al piattello.
Per riempire circa sei ciotole di vellutata:
500 gr di patate dolci o giornali vecchi o gommapiuma o trucioli di legno
2 cucchiaini di curry
1/4 cucchiaino di peperoncino
1 cucchiaino di zenzero
2 cucchiaini di spezie La saporita
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
750 ml di brodo vegetale
250 ml di latte di cocco
yogurt
olio evo
La cosa più lunga è pelare le patate dolci che sono irregolari e bitorzolute e che, tutto sommato, fanno riconsiderare l'ipotesi truciolare di legno.
Soffriggete aglio e cipolla in pochissimo olio, unite le spezie e poi le patate tagliate a dadini, rosolatele per un minuto poi versate il brodo caldo e lasciate cuocere per un quarto d'ora.
Frullate tutto, unite il latte di cocco e frullate ancora.
Porzionate nelle ciotole e guarnite con un cucchiaio di yogurt e un ciuffo di menta fresca se proprio volete fare bella figura.
Fredda è più buona.
Il raviolo aperto è diventato lasagna perché sì, perché non ce l'ho l'eleganza del raviolo aperto ma ho la sfrontatezza della lasagna, tiè.
E comunque c'è il gorgonzola, quindi va bene tutto.
Per sei chiamatelicomevipare:
1 spicchio d'aglio
1 noce di burro
2 patate medie bollite
1 bicchiere di latte
30 gr di parmigiano
4 foglie di salvia
9 lasagne secche
olio evo
1/2 bicchiere di latte
100 gr di gorgonzola
noci
un pizzico di farina
Lo dico subito: le uova mi fanno schifo quindi non esiste che io faccia da me la sfoglia per le lasagne. In vero mi disturba pure l'odore d'uovo di quelle comprate ma come ho già detto c'è il gorgonzola e quindi è buono tutto.
Schiacciate le patate e allungatele con un bicchiere di latte.
Rosolate nel burro metà dell'aglio tritato e unite la salvia sminuzzata.
Condite le patate col burro e unite il parmigiano. Aggiustate di sale.
Rosolate l'altro mezzo spicchio d'aglio in pochissimo olio poi unite un mezzo cucchiaino di farina e fatela tostare, aggiungete il mezzo bicchiere di latte mescolando costantemente e poi il gorgonzola ancora mescolando.
Non appena il forgmaggio è sciolto, levate tutto dal fuoco e aggiungete qualche gheriglio di noce spezzettato.
Fate bollire le lasagne in acqua salata, scolatele e con un ampio coppapasta ricavatene una forma gradevole.
Inutile dire che questo comporta un certo spreco di pasta, perfettamente evitabile trasformando ogni lasagna in due semplici quadrati.
Rivestite una teglia di carta forno e, ben distanziati come fossero biscotti, disponete 6 quadrati di sfoglia, farciteli con le patate e un goccio di salsa al gorgonzola.
Ripetete per un secondo strato di tutti gli ingredienti e chiudete con un terzo strato di sfoglia che non condirete.
Infornate a 250° per 5'/10' o comunque finché la lasagna più in alto non risulterà croccante e dorata.
Distribuite i ravioli sui piatti da portata e ricopriteli con la restante salsa al gorgonzola.
Decorate, volendo, con qualche foglia di salvia che fa sempre molta scena.
L'altra è una vellutata che serve a far finta che io posti anche ricette sane.
La vellutata è di patate dolci ma è al curry; il che significa che la mia casa puzzerà per una settimana e che la base della vellutata potrebbero essere anche giornali vecchi ché tanto il mix speziato copre tutto.
Però è buona
I ravioli-lasagna mi son costati due piatti perché sono una deficiente e li ho infornati direttamente sui piatti da portata che si sono giustamente spaccati... neanche col Nintendo 8 bit ero così brava al tiro al piattello.
Per riempire circa sei ciotole di vellutata:
500 gr di patate dolci o giornali vecchi o gommapiuma o trucioli di legno
2 cucchiaini di curry
1/4 cucchiaino di peperoncino
1 cucchiaino di zenzero
2 cucchiaini di spezie La saporita
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
750 ml di brodo vegetale
250 ml di latte di cocco
yogurt
olio evo
La cosa più lunga è pelare le patate dolci che sono irregolari e bitorzolute e che, tutto sommato, fanno riconsiderare l'ipotesi truciolare di legno.
Soffriggete aglio e cipolla in pochissimo olio, unite le spezie e poi le patate tagliate a dadini, rosolatele per un minuto poi versate il brodo caldo e lasciate cuocere per un quarto d'ora.
Frullate tutto, unite il latte di cocco e frullate ancora.
Porzionate nelle ciotole e guarnite con un cucchiaio di yogurt e un ciuffo di menta fresca se proprio volete fare bella figura.
Fredda è più buona.
Il raviolo aperto è diventato lasagna perché sì, perché non ce l'ho l'eleganza del raviolo aperto ma ho la sfrontatezza della lasagna, tiè.
E comunque c'è il gorgonzola, quindi va bene tutto.
Per sei chiamatelicomevipare:
1 spicchio d'aglio
1 noce di burro
2 patate medie bollite
1 bicchiere di latte
30 gr di parmigiano
4 foglie di salvia
9 lasagne secche
olio evo
1/2 bicchiere di latte
100 gr di gorgonzola
noci
un pizzico di farina
Lo dico subito: le uova mi fanno schifo quindi non esiste che io faccia da me la sfoglia per le lasagne. In vero mi disturba pure l'odore d'uovo di quelle comprate ma come ho già detto c'è il gorgonzola e quindi è buono tutto.
Schiacciate le patate e allungatele con un bicchiere di latte.
Rosolate nel burro metà dell'aglio tritato e unite la salvia sminuzzata.
Condite le patate col burro e unite il parmigiano. Aggiustate di sale.
Rosolate l'altro mezzo spicchio d'aglio in pochissimo olio poi unite un mezzo cucchiaino di farina e fatela tostare, aggiungete il mezzo bicchiere di latte mescolando costantemente e poi il gorgonzola ancora mescolando.
Non appena il forgmaggio è sciolto, levate tutto dal fuoco e aggiungete qualche gheriglio di noce spezzettato.
Fate bollire le lasagne in acqua salata, scolatele e con un ampio coppapasta ricavatene una forma gradevole.
Inutile dire che questo comporta un certo spreco di pasta, perfettamente evitabile trasformando ogni lasagna in due semplici quadrati.
Rivestite una teglia di carta forno e, ben distanziati come fossero biscotti, disponete 6 quadrati di sfoglia, farciteli con le patate e un goccio di salsa al gorgonzola.
Ripetete per un secondo strato di tutti gli ingredienti e chiudete con un terzo strato di sfoglia che non condirete.
Infornate a 250° per 5'/10' o comunque finché la lasagna più in alto non risulterà croccante e dorata.
Distribuite i ravioli sui piatti da portata e ricopriteli con la restante salsa al gorgonzola.
Decorate, volendo, con qualche foglia di salvia che fa sempre molta scena.
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martedì 5 novembre 2013
Anarchy in the UK
Avrei potuto trovare un titolo più banale?
No.
Ho fatto gli shortbread e il fudge che sono cose molto inglesi ma li ho fatti a modo mio ché a modo loro non mi son venuti!
Gli shortbread sono biscotti al burro, molto burro, mooooltissimo burro.
Il fudge si può tradurre in italiano con "coma glicemico": voi lo mangiate e poi vi tagliano i piedi.
L'anarchia, da divano, è quella per cui gli shortbread dovrebbero rimanere quasi bianchi ma a me facevano tristezza; dovrebbero avere poco zucchero ma a me facevano tristezza.
Il fudge è anarchico ma non per scelta mia. L'ha fatto Lorraine Pascale e io l'ho copiato con leggere modifiche.
L'ha fatto coi marshmallow, il che comunque non ci spaventa ché certo vi ricorderete l'imbattibile mousse di Nigella.
Per il fudge avrete bisogno delle cose più grasse della vostra dispensa.
20 gr di burro
75 gr di zucchero
50 gr di latte condensato
60 gr di marshmallow
80 gr di cioccolato al latte
Fate caramellare lo zucchero a fuoco molto basso, quando sarà fluido e liscio iniziate a mescolare con un cucchiaio e, sempre mescolando, unite il burro, il latte condensato e le caramelle sminuzzate.
Quando le caramelle saranno sciolte, unite il cioccolato a pezzetti.
Dovrete mescolare rapidamente per rendere il composto omogeneo.
Spegnete il fuoco e versate il tutto in un contenitore rettangolare 10x15 rivestito di carta forno.
Coprite con altra carta forno e, col dorso di un cucchiaio, livellate il composto che si andrà solidificando.
Aspettate che si raffreddi poi tagliate a zollette la mattonella ottenuta.
Le dosi son volutamente ridottissime perché è oggettivamente una bomba e non vale la pena abusarne.
Si tratta di qualcosa che si può confezionare in piccole scatole di latta e regalare oppure offrire col caffè... di più vi cadono i denti.
Ma di più si può sempre fare.
E allora tanto vale accompagnare il fudge con gli shortbread.
200 gr di farina
100 gr di zucchero
120 gr di burro freddo a pezzetti
scorza di limone
Tenete da parte circa 30 grammi di zucchero e impastate il resto con la farina, il burro e la scorza di limone grattata.
L'ideale sarebbe lavorare il tutto con le mani e velocemente.
Il principio è quello della pasta frolla: se voi lavorate troppo il composto diventa duro ed elastico e siccome non stiamo facendo la pizza, non ha senso.
Inizialmente nulla sembrerà legarsi ma con un po' di pazienza avrete la vostra palla di impasto compatta.
Ecco: a quel punto STOP.
Fate riposare l'impasto per un quarto d'ora in frigorifero poi stendetelo abbastanza spesso e ritagliate i biscotti.
Non è un impasto che tende a deformarsi quindi è il momento di utilizzare gli orrendi stampini a forma di aeroplano se li avete... io li ho, ma ho anche il senso della decenza.
Bucherellate la superficie dei dolci che fa tanto biscotto vero e infornateli a 180° fino a doratura.
Non appena escono dal forno, pucciateli nello zucchero rimasto e fateli raffreddare sulla gratella.
Dovrebbero essere bianchi ma bianchi sono tristi e sembrano crudi.
Bianchi ve li comprate al Duty free insieme al Toblerone.
No.
Ho fatto gli shortbread e il fudge che sono cose molto inglesi ma li ho fatti a modo mio ché a modo loro non mi son venuti!
Gli shortbread sono biscotti al burro, molto burro, mooooltissimo burro.
Il fudge si può tradurre in italiano con "coma glicemico": voi lo mangiate e poi vi tagliano i piedi.
L'anarchia, da divano, è quella per cui gli shortbread dovrebbero rimanere quasi bianchi ma a me facevano tristezza; dovrebbero avere poco zucchero ma a me facevano tristezza.
Il fudge è anarchico ma non per scelta mia. L'ha fatto Lorraine Pascale e io l'ho copiato con leggere modifiche.
L'ha fatto coi marshmallow, il che comunque non ci spaventa ché certo vi ricorderete l'imbattibile mousse di Nigella.
![]() |
Qui la ricetta |
Per il fudge avrete bisogno delle cose più grasse della vostra dispensa.
20 gr di burro
75 gr di zucchero
50 gr di latte condensato
60 gr di marshmallow
80 gr di cioccolato al latte
Fate caramellare lo zucchero a fuoco molto basso, quando sarà fluido e liscio iniziate a mescolare con un cucchiaio e, sempre mescolando, unite il burro, il latte condensato e le caramelle sminuzzate.
Quando le caramelle saranno sciolte, unite il cioccolato a pezzetti.
Dovrete mescolare rapidamente per rendere il composto omogeneo.
Spegnete il fuoco e versate il tutto in un contenitore rettangolare 10x15 rivestito di carta forno.
Coprite con altra carta forno e, col dorso di un cucchiaio, livellate il composto che si andrà solidificando.
Aspettate che si raffreddi poi tagliate a zollette la mattonella ottenuta.
Le dosi son volutamente ridottissime perché è oggettivamente una bomba e non vale la pena abusarne.
Si tratta di qualcosa che si può confezionare in piccole scatole di latta e regalare oppure offrire col caffè... di più vi cadono i denti.
Ma di più si può sempre fare.
E allora tanto vale accompagnare il fudge con gli shortbread.
200 gr di farina
100 gr di zucchero
120 gr di burro freddo a pezzetti
scorza di limone
Tenete da parte circa 30 grammi di zucchero e impastate il resto con la farina, il burro e la scorza di limone grattata.
L'ideale sarebbe lavorare il tutto con le mani e velocemente.
Il principio è quello della pasta frolla: se voi lavorate troppo il composto diventa duro ed elastico e siccome non stiamo facendo la pizza, non ha senso.
Inizialmente nulla sembrerà legarsi ma con un po' di pazienza avrete la vostra palla di impasto compatta.
Ecco: a quel punto STOP.
Fate riposare l'impasto per un quarto d'ora in frigorifero poi stendetelo abbastanza spesso e ritagliate i biscotti.
Non è un impasto che tende a deformarsi quindi è il momento di utilizzare gli orrendi stampini a forma di aeroplano se li avete... io li ho, ma ho anche il senso della decenza.
Bucherellate la superficie dei dolci che fa tanto biscotto vero e infornateli a 180° fino a doratura.
Non appena escono dal forno, pucciateli nello zucchero rimasto e fateli raffreddare sulla gratella.
Dovrebbero essere bianchi ma bianchi sono tristi e sembrano crudi.
Bianchi ve li comprate al Duty free insieme al Toblerone.
mercoledì 30 ottobre 2013
venerdì 25 ottobre 2013
Crepe senza uova agli spinaci e gorgonzola come dico io
Il dolcetto che mi viene meglio in assoluto sono le Tortine del malumore.
Non avrete mai la ricetta.
Perché non ho mai pesato niente e le ho sempre fatte a occhio, ogni volta senza fiducia nel risultato.
Spettacolari.
Di qui il malumore.
Per questa ricetta, provata e riprovata, ho pesato e misurato tutto, aggiustato e modificato, col solo scopo di eliminare le uova senza se e senza ma.
L'uovo è per i pavidi
Non smetterò mai di ripeterlo.
Sia chiaro: quando necessario, ammetto le mie sconfitte e vi do anche le ricette con le uova.
Vi ho dato la ricetta dei macaron!
Il che dimostra onestà intellettuale e grande spirito d'abnegazione visto che quelle uova lì le ho dovute aprire e montare io.
Sono, però, molte le ricette in cui l'uovo ha la sola funzione di legare, incollare, coagulare, compattare e non è quasi mai davvero necessario.
Oggi facciamo le crepe salate, le uova le lasciate in frigo.
L'avete avuta una nonna voi? Ve le faceva le frittelline di cipolle, carciofi e quant'altro?
La mia le fa tuttora e ci mette lo zafferano.
Io l'ho messo nelle crepe e ha vinto tutto.
Crepe di spinaci e Gorgonzola
dosi per otto pezzi
200 gr di farina
400 ml di latte
1 cucchiaino di sale
2 bustine di zafferano
3 cucchiai d'olio di semi
300 gr di spinaci
15 gr di burro
1 spicchio d'aglio
1 bicchiere di latte
sale
pepe
Gorgonzola a piacere
pinoli tostati (facoltativi)
Stufate gli spinaci col burro il sale e l'aglio tritato, versate il latte, pepate e lasciateli sul fuoco ad asciugare.
Spegnete il fuoco, fate intiepidire e unite il Gorgonzola nella quantità che vi fa sentire meno in colpa.
Nessuno vi vedrà ed io non giudico.
Secondo lo stesso principio aggiungete i pinoli tostati.
Per le crepe è presto detto: amalgamate farina, zafferano e sale poi aggiungete il latte e l'olio a filo mescolando con una frusta a mano.
Finito.
Servivo io per spiegarvelo?
No.
Scaldate una padella antiaderente o una crepiera e versateci un mestolo di composto spargendolo bene col cucchiaio.
Io ho l'attrezzo a T per stendere le crepe ma non c'è verso di fargli capire chi comandi.
Attendete che il composto si coaguli e, quando mostrerà di essere staccabile, rigiratelo è lasciate scaldare poco meno di un minuto.
Levate la crepe e procedete con le altre, impilandole man mano che saranno pronte, in modo che l'umidità le tenga morbide.
Farcite ogni crepe col composto di spinaci e ripiegatela in quattro.
Passate tutte le crepe in forno appena prima di servirle per renderle croccantine.
Tricks:
- Volendo esagerare, versate su ogni crepe della panna acida che le renda ancora più invitanti.
- Potete pure ricavare dei mini bocconcini arrotolando le crepe e tagliandole a fette di circa due centimetri: servite così alle feste vanno via in un secondo.
- Il ciuffo di basilico che vedete nelle foto è, evidentemente, sempre lo stesso. Ho deciso di chiamarlo Mario.
Non avrete mai la ricetta.
Perché non ho mai pesato niente e le ho sempre fatte a occhio, ogni volta senza fiducia nel risultato.
Spettacolari.
Di qui il malumore.
Per questa ricetta, provata e riprovata, ho pesato e misurato tutto, aggiustato e modificato, col solo scopo di eliminare le uova senza se e senza ma.
L'uovo è per i pavidi
Non smetterò mai di ripeterlo.
Sia chiaro: quando necessario, ammetto le mie sconfitte e vi do anche le ricette con le uova.
Vi ho dato la ricetta dei macaron!
Il che dimostra onestà intellettuale e grande spirito d'abnegazione visto che quelle uova lì le ho dovute aprire e montare io.
Sono, però, molte le ricette in cui l'uovo ha la sola funzione di legare, incollare, coagulare, compattare e non è quasi mai davvero necessario.
Oggi facciamo le crepe salate, le uova le lasciate in frigo.
L'avete avuta una nonna voi? Ve le faceva le frittelline di cipolle, carciofi e quant'altro?
La mia le fa tuttora e ci mette lo zafferano.
Io l'ho messo nelle crepe e ha vinto tutto.
Crepe di spinaci e Gorgonzola
dosi per otto pezzi
200 gr di farina
400 ml di latte
1 cucchiaino di sale
2 bustine di zafferano
3 cucchiai d'olio di semi
300 gr di spinaci
15 gr di burro
1 spicchio d'aglio
1 bicchiere di latte
sale
pepe
Gorgonzola a piacere
pinoli tostati (facoltativi)
Stufate gli spinaci col burro il sale e l'aglio tritato, versate il latte, pepate e lasciateli sul fuoco ad asciugare.
Spegnete il fuoco, fate intiepidire e unite il Gorgonzola nella quantità che vi fa sentire meno in colpa.
Nessuno vi vedrà ed io non giudico.
Secondo lo stesso principio aggiungete i pinoli tostati.
Per le crepe è presto detto: amalgamate farina, zafferano e sale poi aggiungete il latte e l'olio a filo mescolando con una frusta a mano.
Finito.
Servivo io per spiegarvelo?
No.
Scaldate una padella antiaderente o una crepiera e versateci un mestolo di composto spargendolo bene col cucchiaio.
Io ho l'attrezzo a T per stendere le crepe ma non c'è verso di fargli capire chi comandi.
Attendete che il composto si coaguli e, quando mostrerà di essere staccabile, rigiratelo è lasciate scaldare poco meno di un minuto.
Levate la crepe e procedete con le altre, impilandole man mano che saranno pronte, in modo che l'umidità le tenga morbide.
Farcite ogni crepe col composto di spinaci e ripiegatela in quattro.
Passate tutte le crepe in forno appena prima di servirle per renderle croccantine.
Tricks:
- Volendo esagerare, versate su ogni crepe della panna acida che le renda ancora più invitanti.
- Potete pure ricavare dei mini bocconcini arrotolando le crepe e tagliandole a fette di circa due centimetri: servite così alle feste vanno via in un secondo.
- Il ciuffo di basilico che vedete nelle foto è, evidentemente, sempre lo stesso. Ho deciso di chiamarlo Mario.
martedì 24 settembre 2013
L'invidia del pane
... quando ogni portata vorrebbe averlo.
Più o meno.
Qualche piatto ce l'ha.
Zuppa di cipolle al vino bianco e pudding al limone.
La zuppa è la mia semplificazione di una ricetta di Jamie Oliver; il pudding è frutto della fusione di ricette trovate in rete con una di Nigella Lawson, as usual.
Sconsiglio vivamente di consumarli durante lo stesso pasto, durante lo stesso mese anche.
Leggeri no.
Buoni tanto.
La zuppa di cipolle prevede una cipolla bianca, una grossa fetta di pane, mezzo bicchiere di vino bianco, una noce di burro, uno spicchio d'aglio, tre foglie di salvia e 200 ml di brodo vegetale a persona.
Serve poi un formaggio tipo Groviera, ma non vi do le mie dosi reali per mantenere ancora un po' di dignità. Diciamo a discrezione.
Grattugiate l'aglio.
Esiste un attrezzo apposito e probabilmente lo avete tutti. Probabile anche che non lo abbiate mai notato.
Io ho questo
la parte che ci interessa è quella coi buchi tondi.
Perché penso che lo abbiate tutti?
Perché spesso, sotto forma di piccoli puntini e senza buchi, si trova nel manico di molti pelapatate di plastica. Buttate un occhio.
Altrimenti vanno bene anche le testate.
Rosolate l'aglio nel burro con una parte della salvia tritata.
Unite le cipolle tagliate a fettine: io ho usato la mandolina del solito attrezzo. Grazie solito attrezzo, io ti voglio bene!
Fate andare a fuoco lento finché le cipolle non iniziano a caramellare per bene, poi salatele appena.
Se siete pigri e non avete voglia di aspettare, potete salare le cipolle da subito e farle cuocere coperte: non caramelleranno - il che per alcuni potrebbe comunque essere preferibile - ma cuoceranno più velocemente.
Una volta pronte, deglassate col vino e, quando evapora, aggiungete il brodo e cuocete finché non si riduce della metà circa.
Tostate le fette di pane fino a biscottarle.
Distribuite la zuppa di cipolle in cocottine adatte al forno... ne avessi due uguali!
Coprite ognuna con una fettona di pane che premerete fin quasi a immergerla.
Coprite il tutto col formaggio grattugiato - attrezzo, sempre sii lodato - e con una foglia di salvia.
Cuocete in forno, sotto il grill, finché il formaggio non fonde.
Giro di pepe e servite caldo in modo che il pane risulti ancora leggermente croccante.
A onor del vero devo dirvi che, se non viene servito subito, il formaggio diventa difficile da aggredire col cucchiaio, quindi o vi sbrigate o vi aiutate con una forchetta.
Questo secondo caso implicherà una certa confidenza coi commensali.
Ma è proprio di confidenza e intimità che abbiamo bisogno perché il pudding di pane è un dolce brutto!
Insomma bisogna essere certi di essere molto amati per proporlo agli ospiti, perché si affidino e lo assaggino.
A questo scopo è utile, diciamo pure fondamentale, una teglia che faccia simpatia.
Davvero: provate a proporlo in una tortiera tonda e la gente inizierà a controllare sul calendario il giorno di ritiro dell'umido.
Ricapitolando, gli ingredienti sono:
Una teglia accattivante e pure antiaderente
La scorza grattugiata di un limone
150gr di pane
300gr di zucchero (LO SO!)
450ml di latte
100gr di burro
un cucchiaio di fecola
cannella a piacere
quadretti di cioccolato amaro (facoltativo, se proprio volete morire)
Stemperate la fecola in poco latte, poi aggiungetelo tutto, unite la scorza di limone, la cannella, il burro e lo zucchero e cuocete in un pentolino finché lo zucchero non si sarà sciolto.
Mettete da parte in attesa che si intiepidisca.
Tagliate il pane a pezzetti e ricopriteci l'intera superficie della teglia.
A questo punto potete scegliere di distribuire negli spazi vuoti i quadretti di cioccolato, ma solo se vivete nei pressi di un buon ospedale.
Versate il latte irrorando tutto il pane e infornate a 180° per una mezzora o comunque finché non sarà tutto bello dorato.
Trattasi di dolce mooolto dolce, quindi veramente impegnativo, però altrettanto buono, il comfort food per eccellenza: il pane sarà croccantino sopra e caramellato sotto.
Certo, voi sarete già in guardia medica al momento di lavare i piatti, ma posso garantire che per pulire la teglia basteranno detersivo e acqua bollente.
Il posto più grazioso in cui servire il pudding sono le tazze da tè, possibilmente colorate, e anche così sarà piuttosto brutto... ma tranquilli: finisce subito!
Più o meno.
Qualche piatto ce l'ha.
Zuppa di cipolle al vino bianco e pudding al limone.
La zuppa è la mia semplificazione di una ricetta di Jamie Oliver; il pudding è frutto della fusione di ricette trovate in rete con una di Nigella Lawson, as usual.
Sconsiglio vivamente di consumarli durante lo stesso pasto, durante lo stesso mese anche.
Leggeri no.
Buoni tanto.
La zuppa di cipolle prevede una cipolla bianca, una grossa fetta di pane, mezzo bicchiere di vino bianco, una noce di burro, uno spicchio d'aglio, tre foglie di salvia e 200 ml di brodo vegetale a persona.
Serve poi un formaggio tipo Groviera, ma non vi do le mie dosi reali per mantenere ancora un po' di dignità. Diciamo a discrezione.
Grattugiate l'aglio.
Esiste un attrezzo apposito e probabilmente lo avete tutti. Probabile anche che non lo abbiate mai notato.
Io ho questo
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la parte che ci interessa è quella coi buchi tondi.
Perché penso che lo abbiate tutti?
Perché spesso, sotto forma di piccoli puntini e senza buchi, si trova nel manico di molti pelapatate di plastica. Buttate un occhio.
Altrimenti vanno bene anche le testate.
Rosolate l'aglio nel burro con una parte della salvia tritata.
Unite le cipolle tagliate a fettine: io ho usato la mandolina del solito attrezzo. Grazie solito attrezzo, io ti voglio bene!
Fate andare a fuoco lento finché le cipolle non iniziano a caramellare per bene, poi salatele appena.
Se siete pigri e non avete voglia di aspettare, potete salare le cipolle da subito e farle cuocere coperte: non caramelleranno - il che per alcuni potrebbe comunque essere preferibile - ma cuoceranno più velocemente.
Una volta pronte, deglassate col vino e, quando evapora, aggiungete il brodo e cuocete finché non si riduce della metà circa.
Tostate le fette di pane fino a biscottarle.
Distribuite la zuppa di cipolle in cocottine adatte al forno... ne avessi due uguali!
Coprite ognuna con una fettona di pane che premerete fin quasi a immergerla.
Coprite il tutto col formaggio grattugiato - attrezzo, sempre sii lodato - e con una foglia di salvia.
Cuocete in forno, sotto il grill, finché il formaggio non fonde.
Giro di pepe e servite caldo in modo che il pane risulti ancora leggermente croccante.
A onor del vero devo dirvi che, se non viene servito subito, il formaggio diventa difficile da aggredire col cucchiaio, quindi o vi sbrigate o vi aiutate con una forchetta.
Questo secondo caso implicherà una certa confidenza coi commensali.
Ma è proprio di confidenza e intimità che abbiamo bisogno perché il pudding di pane è un dolce brutto!
Insomma bisogna essere certi di essere molto amati per proporlo agli ospiti, perché si affidino e lo assaggino.
A questo scopo è utile, diciamo pure fondamentale, una teglia che faccia simpatia.
Davvero: provate a proporlo in una tortiera tonda e la gente inizierà a controllare sul calendario il giorno di ritiro dell'umido.
Ricapitolando, gli ingredienti sono:
Una teglia accattivante e pure antiaderente
La scorza grattugiata di un limone
150gr di pane
300gr di zucchero (LO SO!)
450ml di latte
100gr di burro
un cucchiaio di fecola
cannella a piacere
quadretti di cioccolato amaro (facoltativo, se proprio volete morire)
Stemperate la fecola in poco latte, poi aggiungetelo tutto, unite la scorza di limone, la cannella, il burro e lo zucchero e cuocete in un pentolino finché lo zucchero non si sarà sciolto.
Mettete da parte in attesa che si intiepidisca.
Tagliate il pane a pezzetti e ricopriteci l'intera superficie della teglia.
A questo punto potete scegliere di distribuire negli spazi vuoti i quadretti di cioccolato, ma solo se vivete nei pressi di un buon ospedale.
Versate il latte irrorando tutto il pane e infornate a 180° per una mezzora o comunque finché non sarà tutto bello dorato.
Trattasi di dolce mooolto dolce, quindi veramente impegnativo, però altrettanto buono, il comfort food per eccellenza: il pane sarà croccantino sopra e caramellato sotto.
Certo, voi sarete già in guardia medica al momento di lavare i piatti, ma posso garantire che per pulire la teglia basteranno detersivo e acqua bollente.
Il posto più grazioso in cui servire il pudding sono le tazze da tè, possibilmente colorate, e anche così sarà piuttosto brutto... ma tranquilli: finisce subito!
lunedì 29 luglio 2013
Che mi sono scoperta complottista più di un grillino
Ieri in Feltrinelli ho comprato un libro di cucina.
Ho già detto di non amare le pubblicazioni italiane ma ho voluto correre il rischio.
L'autore, Hugh Fearnley-Whittingstall, conduce il programma River Cottage alla TV inglese e ha pubblicato vari volumi sulla carne e sul pesce, io ho acquistato quello sulle verdure.
Ho grandi aspettative sui contenuti ma odio già il titolo italiano.
Vegetariano gourmand
Titolo originale: River Cottage Veg everyday!
Bene, entro in modalità complottista.
Se io chiamo un libro Tutti i giorni veg, succede che quel libro sia una dichiarazione di intenti; il più banale quello di dimostrare, con duecento ricette a supporto, che si potrebbe mangiare vegetariano ogni giorno.
Se io chiamo lo stesso libro Vegetariano gourmand significa che non bastano duecento ricette a supporto per dimostrare che mangiare erba sia gradevole; bensì tocca proprio dirlo nel titolo che lui, lo chef, trae grande piacere dalle sue ricette vegetariane.
Insomma: Tutti i giorni veg è minaccioso e subito fa rizzare il pelo sulla schiena a chi odia i vegetariani. Vegetariano gourmand è la storia rassicurante, per ricette, di uno che parla per sé.
L'introduzione, invece, chiarisce la volontà del libro di essere un prodotto per tutti e lo fa con una captatio benevolentiae rivolta a chiunque, ché se scrivi un libro di cucina vegetariana dopo svariati di cucina onnivora, gli hater pioveranno da ogni direzione e credo.
Fine della modalità complottista.
Bilanciamo col notizione: apprendo da Dissapore che Bonci, Gabriele, dà una svolta vegetariana a Pizzarium.
Dubito sia una cosa permanente ma pare che dopo il luglio vegetariano, tocchi all'agosto vegano e poi chissà che ciò non influenzi il resto del calendario dell'Olimpo della pizza romana.
Accadrà che vegani fanatici e poco ragionevoli strumentalizzeranno la notizia, facendo di Boncione un proprio baluardo e questo rovinerà la bellezza della novità di Pizzarium.
Quale bellezza?
Quella di un semidio come Bonci (fa una pizza talmente buona che le apparizioni dalla Clerici gliele perdoniamo) che mette a disposizione i propri doni olimpici per creare capolavori che non facciano rimpiangere la carne.
Si può fare.
In maniera pacifica e in perfetta convivenza con l'universo onnivoro.
Si può fare.
Trovo la svolta bonciana avvicinabile ad alcune parole dell'introduzione del libro di Hugh Fiorifruttaecittà.
«I vegetariani non sono particolarmente considerati dal mercato dei libri di cucina: in effetti, l'obiettivo della letteratura sembra essere quello di sostituire la carne, mente per porre l'accento sulle verdure dovrebbe essere sufficiente ignorare la carne.
Solo in questo modo potremo apprezzare la straordinaria varietà di verdure di stagione, preparandole in modi nuovi e interessanti. Per quanto riconosca il valore alimentare e il potenziale culinario di legumi e cereali, ho poco tempo da dedicare a creare salsicce vegetariane e costolette di noci...»
Torno al blog sempre più convinta che l'unica necessità sia cucinare del cibo dignitoso, facciamo pure buono e buonissimo, che sia a base di carne e pesce o di verdure.
Io mi intendo solo di cibo, per così dire, vegetariano e mi piace l'idea di farne conoscere la varietà e le possibilità.
E però in queste possibilità bisogna credere e non aver paura di chiamare un libro Tutti i giorni veg... altrimenti tanto valeva chiamarlo Il miglio verde, no?
Vabbè ma la volete una ricetta?
Ricetta adatta al post, ricetta ponte per dialogare felicemente con gli onnivori e mangiare tanto.
C'è del seitan, io ve lo dico.
E vi dico anche che per me il seitan non è carne o un suo sostituto (sono viziata, mica vegetariana: se volessi la carne mangerei la carne), il seitan è una spugnetta dell'Avon ben presentata... quando ben presentata, appunto.
Ce l'avete voi il Cannonau? Si dialoga sempre col Cannonau.
Seitan brasato al Cannonau.
Il seitan è gommoso, ma c'è rimedio.
Il Cannonau distende gli animi e distende il seitan.
300gr seitan (qui la ricetta, altrimenti quella è la porta: andare al supermercato)
una cipolla
due pomodori secchi
olio e.v.o.
zucchero
una bottiglia di Cannonau
molte foglie d'alloro
Tritate la cipolla e i pomodori secchi e soffriggeteli in olio sufficiente a velare il fondo di un tegame molto largo.
Aggiungete l'alloro e rosolateci per qualche minuto il seitan tagliato a straccetti avendo cura che non si attacchi.
Versate il vino. Lasciate cuocere a fuoco basso finché il vino non si sarà ristretto risultando cremoso, roba di un'ora, siete avvisati.
Non appena il vino inizierà ad addensarsi, aggiungete un cucchiaio di zucchero per smorzarne l'acidità
e trovatevi qualcosa da fare in attesa che finisca la cottura.
Facile, luuuuungo ma facile.
Ho già detto di non amare le pubblicazioni italiane ma ho voluto correre il rischio.
L'autore, Hugh Fearnley-Whittingstall, conduce il programma River Cottage alla TV inglese e ha pubblicato vari volumi sulla carne e sul pesce, io ho acquistato quello sulle verdure.
Ho grandi aspettative sui contenuti ma odio già il titolo italiano.
Vegetariano gourmand
Titolo originale: River Cottage Veg everyday!
Bene, entro in modalità complottista.
Se io chiamo un libro Tutti i giorni veg, succede che quel libro sia una dichiarazione di intenti; il più banale quello di dimostrare, con duecento ricette a supporto, che si potrebbe mangiare vegetariano ogni giorno.
Se io chiamo lo stesso libro Vegetariano gourmand significa che non bastano duecento ricette a supporto per dimostrare che mangiare erba sia gradevole; bensì tocca proprio dirlo nel titolo che lui, lo chef, trae grande piacere dalle sue ricette vegetariane.
Insomma: Tutti i giorni veg è minaccioso e subito fa rizzare il pelo sulla schiena a chi odia i vegetariani. Vegetariano gourmand è la storia rassicurante, per ricette, di uno che parla per sé.
L'introduzione, invece, chiarisce la volontà del libro di essere un prodotto per tutti e lo fa con una captatio benevolentiae rivolta a chiunque, ché se scrivi un libro di cucina vegetariana dopo svariati di cucina onnivora, gli hater pioveranno da ogni direzione e credo.
Fine della modalità complottista.
Bilanciamo col notizione: apprendo da Dissapore che Bonci, Gabriele, dà una svolta vegetariana a Pizzarium.
Dubito sia una cosa permanente ma pare che dopo il luglio vegetariano, tocchi all'agosto vegano e poi chissà che ciò non influenzi il resto del calendario dell'Olimpo della pizza romana.
Accadrà che vegani fanatici e poco ragionevoli strumentalizzeranno la notizia, facendo di Boncione un proprio baluardo e questo rovinerà la bellezza della novità di Pizzarium.
Quale bellezza?
Quella di un semidio come Bonci (fa una pizza talmente buona che le apparizioni dalla Clerici gliele perdoniamo) che mette a disposizione i propri doni olimpici per creare capolavori che non facciano rimpiangere la carne.
Si può fare.
In maniera pacifica e in perfetta convivenza con l'universo onnivoro.
Si può fare.
Trovo la svolta bonciana avvicinabile ad alcune parole dell'introduzione del libro di Hugh Fiorifruttaecittà.
«I vegetariani non sono particolarmente considerati dal mercato dei libri di cucina: in effetti, l'obiettivo della letteratura sembra essere quello di sostituire la carne, mente per porre l'accento sulle verdure dovrebbe essere sufficiente ignorare la carne.
Solo in questo modo potremo apprezzare la straordinaria varietà di verdure di stagione, preparandole in modi nuovi e interessanti. Per quanto riconosca il valore alimentare e il potenziale culinario di legumi e cereali, ho poco tempo da dedicare a creare salsicce vegetariane e costolette di noci...»
Torno al blog sempre più convinta che l'unica necessità sia cucinare del cibo dignitoso, facciamo pure buono e buonissimo, che sia a base di carne e pesce o di verdure.
Io mi intendo solo di cibo, per così dire, vegetariano e mi piace l'idea di farne conoscere la varietà e le possibilità.
E però in queste possibilità bisogna credere e non aver paura di chiamare un libro Tutti i giorni veg... altrimenti tanto valeva chiamarlo Il miglio verde, no?
Vabbè ma la volete una ricetta?
Ricetta adatta al post, ricetta ponte per dialogare felicemente con gli onnivori e mangiare tanto.
C'è del seitan, io ve lo dico.
E vi dico anche che per me il seitan non è carne o un suo sostituto (sono viziata, mica vegetariana: se volessi la carne mangerei la carne), il seitan è una spugnetta dell'Avon ben presentata... quando ben presentata, appunto.
Ce l'avete voi il Cannonau? Si dialoga sempre col Cannonau.
Seitan brasato al Cannonau.
Il seitan è gommoso, ma c'è rimedio.
Il Cannonau distende gli animi e distende il seitan.
300gr seitan (qui la ricetta, altrimenti quella è la porta: andare al supermercato)
una cipolla
due pomodori secchi
olio e.v.o.
zucchero
una bottiglia di Cannonau
molte foglie d'alloro
Tritate la cipolla e i pomodori secchi e soffriggeteli in olio sufficiente a velare il fondo di un tegame molto largo.
Aggiungete l'alloro e rosolateci per qualche minuto il seitan tagliato a straccetti avendo cura che non si attacchi.
Versate il vino. Lasciate cuocere a fuoco basso finché il vino non si sarà ristretto risultando cremoso, roba di un'ora, siete avvisati.
Non appena il vino inizierà ad addensarsi, aggiungete un cucchiaio di zucchero per smorzarne l'acidità
e trovatevi qualcosa da fare in attesa che finisca la cottura.
Facile, luuuuungo ma facile.
mercoledì 12 dicembre 2012
Focaccia di...
Che fine avessi fatto fino a oggi è presto detto: ero qui, ingrassavo.
Ah quindi cucinavo senza condividere?
Precisamente.
E magari facevo pure le foto al cibo!
Magari sì.
Ho la cartella "cibbbbo" carica carica di...
Però ingrassavo!
Perché ingrassavo?
Perché oltre a cucinare e fotografare robe buone e graziose, ne mangiavo pure altre... WARNING! ACHTUNG! PAROLE PERICOLOSE: cose pronte! Già pronte! Quelle nella scatola, nella latta, nel barattolo di vetro, nel tetrapak!
Il problema è la LIDL, la LIDL non è un discount banale, è un posto dove i tedeschi ti fanno mangiare, ogni manciata di giorni, specialità da tutto il mondo... anche se in genere le fanno sempre loro, in Tedeschia.
E io, che non amo troppo prender l'aeroplano, devo assaggiare tutto! Mi arrivano pure le notifiche coi nuovi volantini sul telefono e non ho intenzione di smettere.
Ma cucinare rilassa, aprire un barattolo e versare non è minimamente terapeutico.
Quindi è il caso di riprendere buone abitudini ripartendo dalle materie prime.
Focaccia di Selargius.
Dove Selargius è sempre dove vivo io e il richiamo è, ovviamente, alla focaccia di Recco.
La focaccia di recco è una cosa spettacolare i cui ingredienti si contano sulle dita di una mano: acqua, farina, sale, olio, stracchino (lo so che ci andrebbe la prescinseua ma, anche ammesso che impariate a pronunciarlo, ditemi voi dove trovarla fuori dalla Liguria... no, sul serio! Ditemelo ché la voglio!).
Stracchino dicevo...
A Selargius: camembert!
Il camembert è una cosa irresistibile, puzza da morire, il che fornisce un'ottima scusa per finirlo subito, cosa che non avrei problemi a fare direttamente al supermercato, senza vergogna.
Questo per far capire che, quando al Conad ho trovato il Camembert géant, che vuol dire gigante, io non ho potuto resistere.
Mal me ne incolse, che ve lo dico a fare, ché del camembert non aveva nulla se non, lievemente, l'aroma e sembrava, invece, stracchino.
Ed ecco la soluzione.
Dosi per... mai abbastanza, ma vi serve un teglione.
260gr farina
120gr acqua
30gr vino bianco
2 cucchiai olio di semi
sale
olio evo
altra acqua
300gr camembert deludente
Perché il vino? Perché migliora sensibilmente la resa delle cose che devono diventare croccanti. E poi tanto ci ho messo il camembert, l'ortodossia della focaccia di Recco è già bell'e perduta!
Impastate acqua, farina, olio di semi, vino e un pizzico di sale fino a ottenere un bel panetto morbido ed elastico; io come sempre ho lanciato tutto nel robot e ci ha pensato lui.
Dividete l'impasto in due parti e stendete sottilissima la prima metà.
Se avete a portata di mano un uomo che si sente in colpa a non far nulla ma che quando aiuta fa più danno che altro, è il momento di mettergli in mano il mattarello e farlo lavorare... sperando, certo, che non abbia un fisico da sollevamento pagine, nel qual caso fate come me: mattarello di marmo e passa la paura.
Vabbè, qualcuno a questo punto avrà steso e qualcun altro si sarà procurato un teglione ampio tanto quanto sarete stati in grado di stendere la sfoglia, anzi appena meno, che poggerete su carta forno e poi nel teglione di cui sopra.
Tagliate il camembert inadeguato a fette e sistematele sulla sfoglia.
Stendete l'altra metà dell'impasto e coprite la prima.
Io vi avviso: c'è da rifilare. La seconda sfoglia dovrebbe avere esattamente l'ampiezza del teglione, mentre la prima, come ho detto, deve essere un po' più grande, in modo da ottenere l'effetto della foto.
Irrorate d'olio la superficie della focaccia e poi battezzatela: bicchiere pieno d'acqua, quattro dita dentro e schizzate sull'olio (facciamo due cucchiai d'olio e tre d'acqua? Facciamolo).
Cuocete in forno, alla massima temperatura e ventilato finché la superficie non è bella colorata, sinceratevi che sia cotta anche sotto e sfornatela, tagliate in quadrati e godetene tutti.
Tricks
Vi ho detto, no, che c'è da rifilare, quindi, con gli avanzi di sfoglia potete fare una sorta di cracker spennellandoli con poca salsa di pomodoro, olio e sale, pochi minuti in forno e gnam.
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