Milano, Cagliari, Milano, Cagliari, Milano, Torino, Milano, Torino, Milano, Torino, Milano, Torino, Milano, Torino, Milano Cagliari, Milano, Genova, Milano.
Queste le tappe degli ultimi mesi. Il posto che ho visto meno è la cucina.
Ma che mi giustifico a fare, poi come se in rete mancassero le ricette... veniamo al dunque.
Chiocciole al pesto di pomodori secchi, una ventina, circa.
750 gr di pasta per la pizza
6 pomodori secchi
50 gr di anacardi
un bicchiere di latte
un cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro
un cucchiaio d'olio evo
uno spicchio d'aglio
Se c'è una cosa che bisogna riconoscere ai vegani, è la rivalutazione degli anacardi. Io, per dire, manco alle feste li ho mai visti e alle mie FesteMeste non li ho mai offerti. Essi, però, son parecchio buoni: decisamente diversi dalle arachidi, meno oleosi, meno pesanti.
I vegani ci fanno quelle buffe cose tipo il veg-parmigiano e robe così. Noi ci facciamo il pesto ché la frutta secca è sempre una buona idea, un po' ovunque.
La base del pesto l'ho rubata a un cuoco con la voce di Bubu che ho visto in TV, non so chi fosse e, pure se ho molto modificato la ricetta, gli son ben grata perché l'idea era ottima.
Inutile dire che potete condirci la pasta, col pesto, io l'ho fatto con grossa soddisfazione, ma le chiocciole fanno compagnia e durano più a lungo.
Sulla pasta per la pizza non mi pronuncio: ognuno ha la propria ricetta e non serve ricordarvi che questo è un blog che non c'ha voglia; che non usa il lievito madre e che al massimo è capace di attendere tre ore per una lievitazione (non è vero: ho fatto robe ben più complicate ma a metà mi annoiavo e non vorrei annoiare voi)... insomma che siano tre ore o tre giorni, scegliete l'impasto per pizza che preferite.
Vabbè, mossa a pietà: le mie dosi consuete prevedono 400 ml di acqua o latte o misto, 500 gr di farina, tre cucchiaini di sale, uno di zucchero, una bustina di lievito di birra secco e, volendo, 30 gr d'olio evo. Ed è con sfrontata arroganza che vi confesserò che qui a Milano, questa volta, ho pigramente comprato l'impasto pronto dell'Esselunga, ed era pure buono.
Voi prendete i pomodori secchi e gli anacardi e li tenete a bagno nell'acqua bollente per il tempo necessario a raccattare gli altri ingredienti dalla dispensa.
Scolate il tutto, aggiungete il latte, l'olio, l'aglio e il concentrato e frullate col mixer a immersione fino a ottenere una crema dignitosamente liscia, che vuol dire che se vi piace più rustica vi fermate prima, insomma vale tutto.
Dividete la pasta in due parti e stendetele, serenamente con le mani, in due rettangoli dell'altezza di un centimetro circa.
Spalmate con generosità il pesto sulle due superfici: qui non si fanno prigionieri, quindi non lesinate.
Avvolgete ciascun rettangolo su se stesso e tagliate i rotoli a fette di circa due centimetri.
Disponetele su una teglia rivestita di carta forno bagnata con poco latte. Spennellate ogni chiocciola con altro latte e infornate alla massima potenza per un tempo che ignoro completamente ché ogni volta mi scordo di controllare.
Il profumo in cucina sarà un buon segnale per capire come regolarsi.
Levate dal forno e fate riposare su una gratella, as usual.
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domenica 8 giugno 2014
venerdì 21 marzo 2014
Ceci e guglie e aperitivi
La mia vita nordica procede serena, per nordica intendiamo milanese e per milanese intendiamo un ristorante ogni cinque passi e per ristorante ogni cinque passi intendiamo che qui mangio e non cucino.
Mi sento in vacanza e io in vacanza mangio cose che non ritroverò a casa e vado per musei.
Son stata in Rinascente, sulla terrazza, e, da lì, ho visto le guglie del Duomo, invidiando chi ci passeggiava. Son stata sulle guglie del Duomo e, dalla terrazza della Rinascente, nessuno mi invidiava.
Sulla terrazza della Rinascente la gente fa l'aperitivo, dal tramonto all'alba.
In questo universo parallelo, in cucina, credo di aver superato me stessa: Shameless prize, mio tutto il podio.
Per le foto rinuncio pure a chiedere scusa; per la semplicità della ricetta farò ammenda in ginocchio sui ceci ché di quelli parliamo.
Vellutata di ceci, autosufficiente in modo inaspettato.
Umile e discreta, sperava d'essere accompagnamento; è stata portata principale, pur essendo fatta di niente.
Dosi per due persone o per me
1 latta di ceci
6 foglie di basilico
40 gr di parmigiano
sale
pepe
olio evo
1 spicchio d'aglio
250 ml di latte
Lo so, dovrei pure chiedere scusa per il basilico, comprato a marzo a Milano al supermercato, però sono un migrante quindi a statuto speciale, quindi assaggiate prima di lamentarvi.
Soffriggete l'aglio nell'olio. Unite i ceci sgocciolati, un pizzico di sale e lasciate insaporire per qualche minuto. Aggiungete il latte e portate a ebollizione.
Levate dal fuoco e lasciate intiepidire, unite il parmigiano grattugiato, il pepe e il basilico.
Frullate tutto fino a ottenere una crema liscia.
Vien bene servita nei bicchieri, come aperitivo, ma è felice anche nei piatti
Quindi vi servono i crostini.
Qui, nella casa ipodotata, ci si arrangia alla LIDL e la mia opzione son state le sfoglie di segale al sesamo (che vi consiglio pure ché son buonissime) ma ho una dignità quindi vi lascio la ricetta dei miei biscotti al formaggio, per una combo di colesterolo.
60 gr di Gouda grattugiato finemente
60 gr di farina
40 gr di burro
un pizzico di bicarbonato
sale
spezie a piacere
Si tratta, con tutta evidenza, di una base modificabile, ma è una base buona e questo ci basta.
E ci basta impastare il tutto lanciando gli ingredienti nel robot, stendere l'impasto a 1cm, ritagliare i biscotti e cuocerli a 180° fino a doratura.
Trovate due guglie e godetevi il vostro aperitivo.
Mi sento in vacanza e io in vacanza mangio cose che non ritroverò a casa e vado per musei.
Son stata in Rinascente, sulla terrazza, e, da lì, ho visto le guglie del Duomo, invidiando chi ci passeggiava. Son stata sulle guglie del Duomo e, dalla terrazza della Rinascente, nessuno mi invidiava.
Sulla terrazza della Rinascente la gente fa l'aperitivo, dal tramonto all'alba.
In questo universo parallelo, in cucina, credo di aver superato me stessa: Shameless prize, mio tutto il podio.
Per le foto rinuncio pure a chiedere scusa; per la semplicità della ricetta farò ammenda in ginocchio sui ceci ché di quelli parliamo.
Vellutata di ceci, autosufficiente in modo inaspettato.
Umile e discreta, sperava d'essere accompagnamento; è stata portata principale, pur essendo fatta di niente.
Dosi per due persone o per me
1 latta di ceci
6 foglie di basilico
40 gr di parmigiano
sale
pepe
olio evo
1 spicchio d'aglio
250 ml di latte
Lo so, dovrei pure chiedere scusa per il basilico, comprato a marzo a Milano al supermercato, però sono un migrante quindi a statuto speciale, quindi assaggiate prima di lamentarvi.
Soffriggete l'aglio nell'olio. Unite i ceci sgocciolati, un pizzico di sale e lasciate insaporire per qualche minuto. Aggiungete il latte e portate a ebollizione.
Levate dal fuoco e lasciate intiepidire, unite il parmigiano grattugiato, il pepe e il basilico.
Frullate tutto fino a ottenere una crema liscia.
Vien bene servita nei bicchieri, come aperitivo, ma è felice anche nei piatti
Quindi vi servono i crostini.
Qui, nella casa ipodotata, ci si arrangia alla LIDL e la mia opzione son state le sfoglie di segale al sesamo (che vi consiglio pure ché son buonissime) ma ho una dignità quindi vi lascio la ricetta dei miei biscotti al formaggio, per una combo di colesterolo.
60 gr di Gouda grattugiato finemente
60 gr di farina
40 gr di burro
un pizzico di bicarbonato
sale
spezie a piacere
Si tratta, con tutta evidenza, di una base modificabile, ma è una base buona e questo ci basta.
E ci basta impastare il tutto lanciando gli ingredienti nel robot, stendere l'impasto a 1cm, ritagliare i biscotti e cuocerli a 180° fino a doratura.
Trovate due guglie e godetevi il vostro aperitivo.
venerdì 20 dicembre 2013
filologicamente corretto
Non è certo avanguardia dire che non amo particolarmente i surrogati di carne e pesce.
Certo, carne e pesce io non li mangio perché non mi sono mai piaciuti, quindi non ho alcun bisogno, per dire, di finti salumi come soluzione di continuità verso la scelta etica... quale scelta etica, poi, che non ho principi!
Ma, per quanto capisca il potere della suggestione, ho visto in rete cose come gli spaghetti alle vongole dove le vongole erano pistacchi! con tutto il guscio! e allora mi sa che si sta un po' esagerando...
Nella categoria dei surrogati non includo però gli hamburger vegetali.
Gli hamburger sono polpette e le polpette si fanno con qualsiasi cosa e, a memoria, non ho mai visto degli hamburger correre sui prati o vivere costretti in batteria.
Di conseguenza sono favorevolissima a tutti gli esperimenti curiosissimi e geniali fatti in questo senso da vegetariani e, ancor più, da vegani che mi evitano pure le uova.
Hamburger è un formato, pratico per i tegami e per le pagnottelle che lo ospitano ma è anche una parola con una sua dignità.
Perché allora c'è chi quello vegetale lo chiama burger?
Me lo volete dire?
Credete sia una cosa furba levare la carne, ham, dal nome?
Ma quanto è triste tutto ciò?
Hamburger viene, lo garantisce il Devoto Oli, da Hamburger steak, bistecca di Amburgo.
Insomma HAMburger di verdure, la ricetta definitiva, dopo anni di pesantissimi e secchissimi tentativi.
Dosi per 4 pezzi
2 carote
2 zucchine grosse
1 mela
cipolla secca
curcuma
pan grattato
salsa di soia
olio evo
latte
Le carote le fate al vapore o, come me, le lanciate nel microonde in apposito contenitore per sei o sette minuti.
La mela la grattate.
Le zucchine le tagliate a dadini, le fate cuocere con un goccio d'olio e un pizzico di sale in tegame coperto, a fuoco vivace.
Basterà una decina di minuti. Scoperchiate, aggiungete mezzo cucchiaio di curcuma, un cucchiaio di cipolla secca e mezzo bicchiere d'acqua. Lasciate cuocere finché il tutto non risulterà asciutto.
Schiacciate le carote col passaverdura poi fate lo stesso con le zucchine riunendo nel composto ottenuto anche tutto ciò che è stato trattenuto dalle maglie dell'attrezzo.
Unite la mela, due cucchiai di salsa di soia e quanto pangrattato basta perché il composto risulti lavorabile.
Dimenticate tutto per un'ora o anche meno.
Aggiungete mezzo bicchiere scarso di latte, un cucchiaio d'olio e dimenticate per un'altra ora.
Formate gli hamburger e cuoceteli su una piastra rovente il tempo necessario perché si formi una bella crosta.
Ma che cos'è l'hamburger senza la sua pagnottella?
La pagnottella non è vegetariana, anzi muoiono dei maiali io ve lo dico, però è buona e se proprio se proprio, sostituite con l'olio d'oliva. (Presto bilancerò con una ricetta tuuuuutta vegana buona assai)
Pane di patate
250 gr di farina
250 gr di patate bollite
30 gr di strutto
un bicchiere d'acqua
lievito di birra
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
Schiacciate le patate quando sono ancora calde, unite lo strutto in modo che si sciolga e poi tutti gli ingredienti tranne l'acqua che aggiungerete poco alla volta e se necessario.
Fate lievitare fino al raddoppio, stendete l'impasto a due centimetri e ritagliate le pagnottelle del diametro che preferite.
Cuocetele in forno preriscaldato a 250°, poi fatele raffreddare dentro una busta di carta posta dentro una di plastica.
Ma che cos'è l'hamburger nella sua pagnottella senza salse?
Fate un chutney soffriggendo una cipolla tritata in un goccio d'olio e unendo due pomodori a pezzetti, un cucchiaio di zucchero, mezzo bicchiere d'aceto di mele e mezzo d'acqua, sale, zenzero e peperoncino. Lasciate cuocere finché il tutto non risulterà asciutto e lasciate raffreddare.
Unite poi un cucchiaino di extra vergine, un pizzico di sale e dell'erba cipollina a un vasetto di yogurt bianco per l'altro condimento.
Ma che cos'è l'hamburger nella sua pagnottella con le sue salse senza un contorno croccantello?
Prendete due grossi pomodori verdi, tagliateli a fette spesse, impanateli in un misto di pangrattato e farina e friggeteli in una padella velata d'olio finché non faranno una bella crosticina. Salateli al momento di servire, quindi subito ché il fritto è buono caldo.
Tricks
Non ho suggerimenti particolari ma posso ricordarvi di non usare un robot per schiacciare le patate ché se no fate la colla e di non toccare la curcuma con le dita ché vi vengono le mani di un Simpson a caso... nel senso che vi diventano gialle, non che vi ritrovate con quattro dita anzi che cinque.
Pubblicità
L'ho già detto che il blog sta anche su facebook? Lo dico ora e lo si trova qui: https://www.facebook.com/laluisonaelamadeleine
Certo, carne e pesce io non li mangio perché non mi sono mai piaciuti, quindi non ho alcun bisogno, per dire, di finti salumi come soluzione di continuità verso la scelta etica... quale scelta etica, poi, che non ho principi!
Ma, per quanto capisca il potere della suggestione, ho visto in rete cose come gli spaghetti alle vongole dove le vongole erano pistacchi! con tutto il guscio! e allora mi sa che si sta un po' esagerando...
Nella categoria dei surrogati non includo però gli hamburger vegetali.
Gli hamburger sono polpette e le polpette si fanno con qualsiasi cosa e, a memoria, non ho mai visto degli hamburger correre sui prati o vivere costretti in batteria.
Di conseguenza sono favorevolissima a tutti gli esperimenti curiosissimi e geniali fatti in questo senso da vegetariani e, ancor più, da vegani che mi evitano pure le uova.
Hamburger è un formato, pratico per i tegami e per le pagnottelle che lo ospitano ma è anche una parola con una sua dignità.
Perché allora c'è chi quello vegetale lo chiama burger?
Me lo volete dire?
Credete sia una cosa furba levare la carne, ham, dal nome?
Ma quanto è triste tutto ciò?
Hamburger viene, lo garantisce il Devoto Oli, da Hamburger steak, bistecca di Amburgo.
Hamburger Amburgo, burger Burgo...
vabbe' la smetto
Insomma HAMburger di verdure, la ricetta definitiva, dopo anni di pesantissimi e secchissimi tentativi.
Dosi per 4 pezzi
2 carote
2 zucchine grosse
1 mela
cipolla secca
curcuma
pan grattato
salsa di soia
olio evo
latte
Le carote le fate al vapore o, come me, le lanciate nel microonde in apposito contenitore per sei o sette minuti.
La mela la grattate.
Le zucchine le tagliate a dadini, le fate cuocere con un goccio d'olio e un pizzico di sale in tegame coperto, a fuoco vivace.
Basterà una decina di minuti. Scoperchiate, aggiungete mezzo cucchiaio di curcuma, un cucchiaio di cipolla secca e mezzo bicchiere d'acqua. Lasciate cuocere finché il tutto non risulterà asciutto.
Schiacciate le carote col passaverdura poi fate lo stesso con le zucchine riunendo nel composto ottenuto anche tutto ciò che è stato trattenuto dalle maglie dell'attrezzo.
Unite la mela, due cucchiai di salsa di soia e quanto pangrattato basta perché il composto risulti lavorabile.
Dimenticate tutto per un'ora o anche meno.
Aggiungete mezzo bicchiere scarso di latte, un cucchiaio d'olio e dimenticate per un'altra ora.
Formate gli hamburger e cuoceteli su una piastra rovente il tempo necessario perché si formi una bella crosta.
Ma che cos'è l'hamburger senza la sua pagnottella?
La pagnottella non è vegetariana, anzi muoiono dei maiali io ve lo dico, però è buona e se proprio se proprio, sostituite con l'olio d'oliva. (Presto bilancerò con una ricetta tuuuuutta vegana buona assai)
Pane di patate
250 gr di farina
250 gr di patate bollite
30 gr di strutto
un bicchiere d'acqua
lievito di birra
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
Schiacciate le patate quando sono ancora calde, unite lo strutto in modo che si sciolga e poi tutti gli ingredienti tranne l'acqua che aggiungerete poco alla volta e se necessario.
Fate lievitare fino al raddoppio, stendete l'impasto a due centimetri e ritagliate le pagnottelle del diametro che preferite.
Cuocetele in forno preriscaldato a 250°, poi fatele raffreddare dentro una busta di carta posta dentro una di plastica.
Ma che cos'è l'hamburger nella sua pagnottella senza salse?
Fate un chutney soffriggendo una cipolla tritata in un goccio d'olio e unendo due pomodori a pezzetti, un cucchiaio di zucchero, mezzo bicchiere d'aceto di mele e mezzo d'acqua, sale, zenzero e peperoncino. Lasciate cuocere finché il tutto non risulterà asciutto e lasciate raffreddare.
Unite poi un cucchiaino di extra vergine, un pizzico di sale e dell'erba cipollina a un vasetto di yogurt bianco per l'altro condimento.
Ma che cos'è l'hamburger nella sua pagnottella con le sue salse senza un contorno croccantello?
Prendete due grossi pomodori verdi, tagliateli a fette spesse, impanateli in un misto di pangrattato e farina e friggeteli in una padella velata d'olio finché non faranno una bella crosticina. Salateli al momento di servire, quindi subito ché il fritto è buono caldo.
Tricks
Non ho suggerimenti particolari ma posso ricordarvi di non usare un robot per schiacciare le patate ché se no fate la colla e di non toccare la curcuma con le dita ché vi vengono le mani di un Simpson a caso... nel senso che vi diventano gialle, non che vi ritrovate con quattro dita anzi che cinque.
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L'ho già detto che il blog sta anche su facebook? Lo dico ora e lo si trova qui: https://www.facebook.com/laluisonaelamadeleine
venerdì 25 ottobre 2013
Crepe senza uova agli spinaci e gorgonzola come dico io
Il dolcetto che mi viene meglio in assoluto sono le Tortine del malumore.
Non avrete mai la ricetta.
Perché non ho mai pesato niente e le ho sempre fatte a occhio, ogni volta senza fiducia nel risultato.
Spettacolari.
Di qui il malumore.
Per questa ricetta, provata e riprovata, ho pesato e misurato tutto, aggiustato e modificato, col solo scopo di eliminare le uova senza se e senza ma.
L'uovo è per i pavidi
Non smetterò mai di ripeterlo.
Sia chiaro: quando necessario, ammetto le mie sconfitte e vi do anche le ricette con le uova.
Vi ho dato la ricetta dei macaron!
Il che dimostra onestà intellettuale e grande spirito d'abnegazione visto che quelle uova lì le ho dovute aprire e montare io.
Sono, però, molte le ricette in cui l'uovo ha la sola funzione di legare, incollare, coagulare, compattare e non è quasi mai davvero necessario.
Oggi facciamo le crepe salate, le uova le lasciate in frigo.
L'avete avuta una nonna voi? Ve le faceva le frittelline di cipolle, carciofi e quant'altro?
La mia le fa tuttora e ci mette lo zafferano.
Io l'ho messo nelle crepe e ha vinto tutto.
Crepe di spinaci e Gorgonzola
dosi per otto pezzi
200 gr di farina
400 ml di latte
1 cucchiaino di sale
2 bustine di zafferano
3 cucchiai d'olio di semi
300 gr di spinaci
15 gr di burro
1 spicchio d'aglio
1 bicchiere di latte
sale
pepe
Gorgonzola a piacere
pinoli tostati (facoltativi)
Stufate gli spinaci col burro il sale e l'aglio tritato, versate il latte, pepate e lasciateli sul fuoco ad asciugare.
Spegnete il fuoco, fate intiepidire e unite il Gorgonzola nella quantità che vi fa sentire meno in colpa.
Nessuno vi vedrà ed io non giudico.
Secondo lo stesso principio aggiungete i pinoli tostati.
Per le crepe è presto detto: amalgamate farina, zafferano e sale poi aggiungete il latte e l'olio a filo mescolando con una frusta a mano.
Finito.
Servivo io per spiegarvelo?
No.
Scaldate una padella antiaderente o una crepiera e versateci un mestolo di composto spargendolo bene col cucchiaio.
Io ho l'attrezzo a T per stendere le crepe ma non c'è verso di fargli capire chi comandi.
Attendete che il composto si coaguli e, quando mostrerà di essere staccabile, rigiratelo è lasciate scaldare poco meno di un minuto.
Levate la crepe e procedete con le altre, impilandole man mano che saranno pronte, in modo che l'umidità le tenga morbide.
Farcite ogni crepe col composto di spinaci e ripiegatela in quattro.
Passate tutte le crepe in forno appena prima di servirle per renderle croccantine.
Tricks:
- Volendo esagerare, versate su ogni crepe della panna acida che le renda ancora più invitanti.
- Potete pure ricavare dei mini bocconcini arrotolando le crepe e tagliandole a fette di circa due centimetri: servite così alle feste vanno via in un secondo.
- Il ciuffo di basilico che vedete nelle foto è, evidentemente, sempre lo stesso. Ho deciso di chiamarlo Mario.
Non avrete mai la ricetta.
Perché non ho mai pesato niente e le ho sempre fatte a occhio, ogni volta senza fiducia nel risultato.
Spettacolari.
Di qui il malumore.
Per questa ricetta, provata e riprovata, ho pesato e misurato tutto, aggiustato e modificato, col solo scopo di eliminare le uova senza se e senza ma.
L'uovo è per i pavidi
Non smetterò mai di ripeterlo.
Sia chiaro: quando necessario, ammetto le mie sconfitte e vi do anche le ricette con le uova.
Vi ho dato la ricetta dei macaron!
Il che dimostra onestà intellettuale e grande spirito d'abnegazione visto che quelle uova lì le ho dovute aprire e montare io.
Sono, però, molte le ricette in cui l'uovo ha la sola funzione di legare, incollare, coagulare, compattare e non è quasi mai davvero necessario.
Oggi facciamo le crepe salate, le uova le lasciate in frigo.
L'avete avuta una nonna voi? Ve le faceva le frittelline di cipolle, carciofi e quant'altro?
La mia le fa tuttora e ci mette lo zafferano.
Io l'ho messo nelle crepe e ha vinto tutto.
Crepe di spinaci e Gorgonzola
dosi per otto pezzi
200 gr di farina
400 ml di latte
1 cucchiaino di sale
2 bustine di zafferano
3 cucchiai d'olio di semi
300 gr di spinaci
15 gr di burro
1 spicchio d'aglio
1 bicchiere di latte
sale
pepe
Gorgonzola a piacere
pinoli tostati (facoltativi)
Stufate gli spinaci col burro il sale e l'aglio tritato, versate il latte, pepate e lasciateli sul fuoco ad asciugare.
Spegnete il fuoco, fate intiepidire e unite il Gorgonzola nella quantità che vi fa sentire meno in colpa.
Nessuno vi vedrà ed io non giudico.
Secondo lo stesso principio aggiungete i pinoli tostati.
Per le crepe è presto detto: amalgamate farina, zafferano e sale poi aggiungete il latte e l'olio a filo mescolando con una frusta a mano.
Finito.
Servivo io per spiegarvelo?
No.
Scaldate una padella antiaderente o una crepiera e versateci un mestolo di composto spargendolo bene col cucchiaio.
Io ho l'attrezzo a T per stendere le crepe ma non c'è verso di fargli capire chi comandi.
Attendete che il composto si coaguli e, quando mostrerà di essere staccabile, rigiratelo è lasciate scaldare poco meno di un minuto.
Levate la crepe e procedete con le altre, impilandole man mano che saranno pronte, in modo che l'umidità le tenga morbide.
Farcite ogni crepe col composto di spinaci e ripiegatela in quattro.
Passate tutte le crepe in forno appena prima di servirle per renderle croccantine.
Tricks:
- Volendo esagerare, versate su ogni crepe della panna acida che le renda ancora più invitanti.
- Potete pure ricavare dei mini bocconcini arrotolando le crepe e tagliandole a fette di circa due centimetri: servite così alle feste vanno via in un secondo.
- Il ciuffo di basilico che vedete nelle foto è, evidentemente, sempre lo stesso. Ho deciso di chiamarlo Mario.
mercoledì 12 dicembre 2012
Focaccia di...
Che fine avessi fatto fino a oggi è presto detto: ero qui, ingrassavo.
Ah quindi cucinavo senza condividere?
Precisamente.
E magari facevo pure le foto al cibo!
Magari sì.
Ho la cartella "cibbbbo" carica carica di...
Però ingrassavo!
Perché ingrassavo?
Perché oltre a cucinare e fotografare robe buone e graziose, ne mangiavo pure altre... WARNING! ACHTUNG! PAROLE PERICOLOSE: cose pronte! Già pronte! Quelle nella scatola, nella latta, nel barattolo di vetro, nel tetrapak!
Il problema è la LIDL, la LIDL non è un discount banale, è un posto dove i tedeschi ti fanno mangiare, ogni manciata di giorni, specialità da tutto il mondo... anche se in genere le fanno sempre loro, in Tedeschia.
E io, che non amo troppo prender l'aeroplano, devo assaggiare tutto! Mi arrivano pure le notifiche coi nuovi volantini sul telefono e non ho intenzione di smettere.
Ma cucinare rilassa, aprire un barattolo e versare non è minimamente terapeutico.
Quindi è il caso di riprendere buone abitudini ripartendo dalle materie prime.
Focaccia di Selargius.
Dove Selargius è sempre dove vivo io e il richiamo è, ovviamente, alla focaccia di Recco.
La focaccia di recco è una cosa spettacolare i cui ingredienti si contano sulle dita di una mano: acqua, farina, sale, olio, stracchino (lo so che ci andrebbe la prescinseua ma, anche ammesso che impariate a pronunciarlo, ditemi voi dove trovarla fuori dalla Liguria... no, sul serio! Ditemelo ché la voglio!).
Stracchino dicevo...
A Selargius: camembert!
Il camembert è una cosa irresistibile, puzza da morire, il che fornisce un'ottima scusa per finirlo subito, cosa che non avrei problemi a fare direttamente al supermercato, senza vergogna.
Questo per far capire che, quando al Conad ho trovato il Camembert géant, che vuol dire gigante, io non ho potuto resistere.
Mal me ne incolse, che ve lo dico a fare, ché del camembert non aveva nulla se non, lievemente, l'aroma e sembrava, invece, stracchino.
Ed ecco la soluzione.
Dosi per... mai abbastanza, ma vi serve un teglione.
260gr farina
120gr acqua
30gr vino bianco
2 cucchiai olio di semi
sale
olio evo
altra acqua
300gr camembert deludente
Perché il vino? Perché migliora sensibilmente la resa delle cose che devono diventare croccanti. E poi tanto ci ho messo il camembert, l'ortodossia della focaccia di Recco è già bell'e perduta!
Impastate acqua, farina, olio di semi, vino e un pizzico di sale fino a ottenere un bel panetto morbido ed elastico; io come sempre ho lanciato tutto nel robot e ci ha pensato lui.
Dividete l'impasto in due parti e stendete sottilissima la prima metà.
Se avete a portata di mano un uomo che si sente in colpa a non far nulla ma che quando aiuta fa più danno che altro, è il momento di mettergli in mano il mattarello e farlo lavorare... sperando, certo, che non abbia un fisico da sollevamento pagine, nel qual caso fate come me: mattarello di marmo e passa la paura.
Vabbè, qualcuno a questo punto avrà steso e qualcun altro si sarà procurato un teglione ampio tanto quanto sarete stati in grado di stendere la sfoglia, anzi appena meno, che poggerete su carta forno e poi nel teglione di cui sopra.
Tagliate il camembert inadeguato a fette e sistematele sulla sfoglia.
Stendete l'altra metà dell'impasto e coprite la prima.
Io vi avviso: c'è da rifilare. La seconda sfoglia dovrebbe avere esattamente l'ampiezza del teglione, mentre la prima, come ho detto, deve essere un po' più grande, in modo da ottenere l'effetto della foto.
Irrorate d'olio la superficie della focaccia e poi battezzatela: bicchiere pieno d'acqua, quattro dita dentro e schizzate sull'olio (facciamo due cucchiai d'olio e tre d'acqua? Facciamolo).
Cuocete in forno, alla massima temperatura e ventilato finché la superficie non è bella colorata, sinceratevi che sia cotta anche sotto e sfornatela, tagliate in quadrati e godetene tutti.
Tricks
Vi ho detto, no, che c'è da rifilare, quindi, con gli avanzi di sfoglia potete fare una sorta di cracker spennellandoli con poca salsa di pomodoro, olio e sale, pochi minuti in forno e gnam.
sabato 29 settembre 2012
Per rifarmi, una ricetta luuuuuunghissima
Il problema, col blog di cucina, son le foto.
I dolci, quei ruffiani, parlano da soli, sono quasi sempre esteticamente gradevoli e sopravvivono ai miei click maldestri.
Il salato, invece, in foto, nelle mie foto, sembra tutto cibo per cani... e per quanto io conosca dei cani piuttosto svegli e persino dotati di profilo facebook, ho idea che in pochi cucinino.
Questo per giustificare la gran quantità di dolci in questo blog. Oggi, quindi, lancerò un ponte tra dolce e salato: finta pastasfoglia.
È pure più grassa della pastasfoglia normale, e vi ho detto tutto.
La ricetta l'ho trovata in rete non so dove, e quando l'ho ricercata per indicarne la paternità, non ho più ritrovato lo stesso sito, ma mille con le stesse indicazioni, direi quindi che siano ormai patrimonio della comunità tutta.
Insomma, la ricetta la trovate ovunque, ve la trascrivo qui perché voi siete sicuramente pigri e io ho fatto ben due foto dell'impasto.
Poi, per far finta di essere un blog di cucina utile, vi suggerisco tre (TRE) modi di impiegare la vostra finta pastasfoglia.
Dosi per non lo so.
200gr formaggio spalmabile, quello lì bianco
200gr farina
130gr burro
1 cucchiaio di vino bianco
1 cucchiaino di sale
Lanciate tutto nel robot e impastate con pochi giri di lame, fino a ottenere dei bricioloni.
Raccoglieteli in una palla, avvolgetela nella pellicola e dimenticatela in frigo per una notte, che è meglio (no anzi, che è l'unico modo per farla, se no non sfoglia).
Passato 'sto tempo infinito, stendete la palla in una forma più o meno rettangolare e ripiegatela in tre parti a portafogli.
Avvolgete ancora nella plastica nel solito Twin Peaks style che ci piace tanto e riponete in frigo per il tempo di una partita a burraco; nuovo giro, stesso lavoro di stendi-piega-avvolgi-frigo-gioco d'azzardo; terzo giro uguale.
A questo punto, mentre la pasta passerà i suoi ultimi quaranta minuti in frigo, decidete che cosa farci e preparate gli ingredienti.
Opzione #1, a prova di scimmia, salatini.
Stendete la pasta in un rettangolo regolare a mezzo centimetro di spessore e tagliatelo in due metà.
Su una disponete abbondante Gouda grattugiato (la dose è a vostra discrezione, io sono per il senza vergogna) e poi copritela con l'altra parte. Sigillate il tutto premendo leggermente col mattarello fino a riavere lo spessore di mezzo centimetro.
Dividete ancora in due la sfoglia e ripetete l'operazione.
A questo punto create i vari stuzzichini ritagliando forme a caso, ovviamente di piccole dimensioni.
Spennellate tutti i pezzi con poco latte poi infornate a 200° e fino a graziosa doratura.
Opzione #2, il prodotto non tipico che è solo sardo, pizzette.
Chiunque, sardo, abbia varcato il mare, avrà certo rilevato l'assenza nel resto del globo terracqueo delle "pizzette sfoglia" e, per quanto esistano delle versioni simili nell'Italia del Sud, continuano a sembrare una nostra NON specificità.
Perché di tipico non hanno niente, eppure...
Lo stesso sardo che ha sfidato i flutti per toccar la terraferma, ha sicuramente pensato pure di esportarle, le pizzette sfoglia, ma com'è come non è, non lo ha fatto mai nessuno.
Veniamo al dunque.
Stendete la vostra sfoglia al solito spessore. Ritagliate un numero pari di dischi di 6cm di diametro e coi ritagli di pasta avanzata (che non manipolerete ulteriormente) ottenete delle strisce larghe poco meno di un centimetro.
Spennellate con acqua il bordo della metà dei dischi e sistemateci sopra le strisce di pasta, anch'esse spennellate con poca acqua.
Disponete al centro di ogni disco poca salsa di pomodoro opportunamente salata, della caciotta fresca e un pizzico di origano.
Richiudete con un secondo disco di pasta forandolo al centro.
Spennellate ogni pizzetta, sia sopra che sotto, con del latte e disponetele su una teglia foderata di carta forno (Ho detto carta forno, niente silicone in questo caso, se no il fondo non esce come mostrato dal mio pollice opponibile.).
Solita cottura a 200° fino a raggiungere un bel colore ambrato.
Opzione #3, millefoglie.
Again: stendete in un rettangolo regolare (rifilate i bordi), ritagliate 24 rettangoli uguali, spennellateli d'acqua e cospargeteli di zucchero a velo.
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ne avessi centrato uno |
Cuocete in forno a 180° fino a che lo zucchero non sarà ben caramellato.
Preparate una crema pasticcera piuttosto densa con circa 600ml di latte e aromatizzata con scorza di limone.
Quando tutto sarà freddo, sistemate otto biscottoni di sfoglia in una teglia, stendete metà della crema, disponete sopra altri otto biscottoni, altra crema e gli ultimi biscottoni.
Decorate con zucchero a velo o glassa al limone (zucchero a velo stemperato in poche gocce di succo di limone).
Tricks
- NON reimpastate mai i ritagli di pasta sfoglia, manco di quella finta. Sovrapponeteli e stendeteli con delicatezza, sempre dopo un giro di frigorifero.
- Le pizzette sfoglia avrebbero, all'interno, anche capperi e acciughe, ma a me fanno schifo, vedete voi.
- Che ve lo dico a fare: questo blog odia le uova, quindi, al posto della crema pasticcera, io faccio una crema al limone con 50gr di burro, 50gr di farina, 50gr di zucchero a velo, la scorza di un limone e la metà del succo. Il tutto trattato come una besciamella.
lunedì 5 marzo 2012
Se la ricetta è facile, tanto vale farne due
Come se servisse una scusa per finire il parmigiano...
Be', fino a poco tempo fa a me sarebbe servita, anzi pure per iniziarlo, ché i formaggi non li mangiavo... poi, sai, la vita, o chi per lei, e ora sarei pronta ad avviare un caseificio.
La ricetta di oggi sarebbe quella del pesto di rucola, ma è effettivamente intuibile fin dal nome, penso.
Quindi la fornirò comunque, ma vergognandomi!
E per riscattarmi, ne allego un'altra in omaggio.
Pesto di rucola
dosi per 4-6 persone
100gr rucola
100gr parmigiano
un pizzico di sale
3 cucchiai d'olio e.v.o.
100gr pinoli tostati
poca acqua
Tuffo carpiato nel robot: prima il parmigiano, che si triti bene, poi la rucola, l'olio e il sale; tritate tutto e aggiungete uno o due cucchiai d'acqua (o olio, volendo esagerare) se il tutto risultasse troppo denso.
A parte, tostate leggermente i pinoli e aggiungeteli al pesto, lasciandoli interi.
Vive come un pesto, ma di fatto è una sorta di salsa vera e propria, quindi abbondate quando ci condite la pasta!
Scones al formaggio
220gr farina
140ml latte (+qualche altro cucchiaio)
30gr burro
sale
pepe
mezzo cucchiaino di bicarbonato o lievito per torte salate
80gr, ma facciamo 100, di parmigiano, gouda o altro formaggio grattato
origano
Impastate tutti gli ingredienti insieme. Come al solito, io lancio nel robot e fa tutto lui: prima il formaggio, così lo trita, poi il resto.
Stendete l'impasto a uno spessore di un centimetro e mezzo o poco più.
Ritagliate gli scones con un coppapasta dal diametro di 4 o 5 centimetri.
Spennellateli con del latte e cuoceteli in forno caldo per 12-15 minuti a 200°.
Be', fino a poco tempo fa a me sarebbe servita, anzi pure per iniziarlo, ché i formaggi non li mangiavo... poi, sai, la vita, o chi per lei, e ora sarei pronta ad avviare un caseificio.
La ricetta di oggi sarebbe quella del pesto di rucola, ma è effettivamente intuibile fin dal nome, penso.
Quindi la fornirò comunque, ma vergognandomi!
E per riscattarmi, ne allego un'altra in omaggio.
dosi per 4-6 persone
100gr rucola
100gr parmigiano
un pizzico di sale
3 cucchiai d'olio e.v.o.
100gr pinoli tostati
poca acqua
A parte, tostate leggermente i pinoli e aggiungeteli al pesto, lasciandoli interi.
Vive come un pesto, ma di fatto è una sorta di salsa vera e propria, quindi abbondate quando ci condite la pasta!
Scones al formaggio
220gr farina
140ml latte (+qualche altro cucchiaio)
30gr burro
sale
pepe
mezzo cucchiaino di bicarbonato o lievito per torte salate
80gr, ma facciamo 100, di parmigiano, gouda o altro formaggio grattato
origano
Impastate tutti gli ingredienti insieme. Come al solito, io lancio nel robot e fa tutto lui: prima il formaggio, così lo trita, poi il resto.
Stendete l'impasto a uno spessore di un centimetro e mezzo o poco più.
Ritagliate gli scones con un coppapasta dal diametro di 4 o 5 centimetri.
Spennellateli con del latte e cuoceteli in forno caldo per 12-15 minuti a 200°.
giovedì 1 marzo 2012
Escono col buco
Qualora non lo avessi già fatto, e temo di no, urge un chiarimento: questo è un blog che ripudia il lievito madre, il poolish, il lievitino, la biga, giorgio, piero o come volete chiamare tutti quei sistemi di lievitazione lunga.
Non è questione di gusti, è questione di voglia. Ecco: io quella voglia lì, di aspettare, impastare robette appiccicose, alimentarle... non ce l'ho.
Vi prometto (o propugno... punti di vista) una vita di lievitazioni che non superano le tre ore, fate pace con l'idea!
Bagel
ovvero ciambellette sfiziosette di pane
Dosi per otto pallette
225ml latte tiepido
50gr burro
25gr zucchero
una bustina di lievito di birra secco
mezzo cucchiaio di sale
400gr farina
Impastate tutti gli ingredienti, fate lievitare l'impasto coperto finché non raddoppia.
Dividetelo poi per mitosi in otto palline e foratele al centro (bastano un dito e della cattiveria, non andate a cercare il levatorsoli vinto al supermercato). Lasciatele da parte, coperte.
In un bel pentolone fate bollire dell'acqua, come per la pasta, e immergetevi i bagel, lasciandoli bollire per circa un minuto... già che ci siete, a metà cottura voltateli.
Scoltateli e disponeteli su una teglia foderata di carta da forno.
Cuoceteli in forno caldo a 240° per circa un quarto d'ora o, comunque, finché non saranno dorati.
Tricks
- L'amata mia Nigella, nel volume "How to be a domestic goddess" fa dei bagel "eccentrici", nel senso che non li buca esattamente al centro e, per lo meno in foto, sono piuttosto bellini.
- Sempre lei versa nell'acqua in ebollizione un cucchiaio di malto o, in alternativa, zucchero al fine di rendere i bagel più lucidi. La buona Nigella trae, a sua volta, il consiglio dal volume "Secrets of a Jewish Baker" di George Greenstein e la prossima volta proverò pure io.
- Una volta cotti, io preferisco che i bagel mantengano una certa umidità (insomma non si tratta mica di pane con il buco!), quindi li tratto come le brioche: li sforno e li chiudo per una ventina di minuti in una busta di carta da pane a sua volta dentro una di plastica.
Nella foto, l'effetto Laura Palmer viene dalla busta ibrida carta/plastica che avevo a disposizione.
Non è questione di gusti, è questione di voglia. Ecco: io quella voglia lì, di aspettare, impastare robette appiccicose, alimentarle... non ce l'ho.
Vi prometto (o propugno... punti di vista) una vita di lievitazioni che non superano le tre ore, fate pace con l'idea!
Bagel
ovvero ciambellette sfiziosette di pane
Dosi per otto pallette
225ml latte tiepido
50gr burro
25gr zucchero
una bustina di lievito di birra secco
mezzo cucchiaio di sale
400gr farina
Impastate tutti gli ingredienti, fate lievitare l'impasto coperto finché non raddoppia.
Dividetelo poi per mitosi in otto palline e foratele al centro (bastano un dito e della cattiveria, non andate a cercare il levatorsoli vinto al supermercato). Lasciatele da parte, coperte.
In un bel pentolone fate bollire dell'acqua, come per la pasta, e immergetevi i bagel, lasciandoli bollire per circa un minuto... già che ci siete, a metà cottura voltateli.
Scoltateli e disponeteli su una teglia foderata di carta da forno.
Cuoceteli in forno caldo a 240° per circa un quarto d'ora o, comunque, finché non saranno dorati.
Tricks
- L'amata mia Nigella, nel volume "How to be a domestic goddess" fa dei bagel "eccentrici", nel senso che non li buca esattamente al centro e, per lo meno in foto, sono piuttosto bellini.
- Sempre lei versa nell'acqua in ebollizione un cucchiaio di malto o, in alternativa, zucchero al fine di rendere i bagel più lucidi. La buona Nigella trae, a sua volta, il consiglio dal volume "Secrets of a Jewish Baker" di George Greenstein e la prossima volta proverò pure io.
- Una volta cotti, io preferisco che i bagel mantengano una certa umidità (insomma non si tratta mica di pane con il buco!), quindi li tratto come le brioche: li sforno e li chiudo per una ventina di minuti in una busta di carta da pane a sua volta dentro una di plastica.
Nella foto, l'effetto Laura Palmer viene dalla busta ibrida carta/plastica che avevo a disposizione.
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